21.12.16

Pilot Prera demonstrator

Pilot Prera: è una stilografica piccola, entra in qualsiasi tasca e ha il cappuccio più comodo della galassia per aprirla o chiuderla.
In più, la versione demonstrator ha un fascino magnetico per uno smanettone come me, che non può resistere alla vista degli ingranaggi, al converter scintillante, alla nota di colore sulla cima del cappuccio e in fondo al fusto.
Come se non bastasse, la tradizionale fascia con nome del modello eccetera ("Prera - Pilot Japan") verso la base del cappuccio non è metallica, ma una stampa in bianco in carattere arioso racchiusa da quattro file di pallini. Tutte le volte che la guardo, mi mette l'allegria di un'insegna di avanspettacolo.
(La fascetta metallica comunque c'è, sottile e discreta alla base del cappuccio, a salvaguardarlo da incidenti banali.)
Il primo punto di forza della Prera è il cappuccio. Il meccanismo di chiusura ha uno scatto che è netto e morbido al tempo stesso. Si apre e si chiude senza pensieri, ma rimane anche ben chiuso quando non lo intendi aprire: non è una caratteristica scontata!
(Nel modello ormai dismesso 78G, ad esempio, per rimanere in casa Pilot, il cappuccio si svitava a sorpresa, a volte allentando l'impugnatura. Scherzetto!)
Il cappuccio interno protegge il pennino, e per proteggerlo meglio dalla luce è stato scelto un materiale bianco quasi opaco. So di diversi appassionati delusi da questa scelta, che per un modello demonstrator avrebbero preferito un materiale più trasparente per ammirare il pennino anche a penna chiusa. Personalmente sono contento dell'aspetto che ha così: dai, la vedo e mi mette di buon umore. E poi, il pennino ce l'ho sotto gli occhi per tutto il tempo che la uso.
Il secondo punto di forza è la comodità dell'impugnatura. Quasi cilindrica, ma si restringe leggermente fino a guidare le dita verso il sottile bordo metallico prima del pennino. Va bene per qualsiasi tipo di mano: piccole, grandi, agili, impacciate. Il fondo del corpo della penna è fatto apposta per assicurare saldamente il cappuccio, così da darle una lunghezza decente da adagiare sulla base del pollice.
Mentre la Prera in versione opaca è a cartucce, la sua sorella demonstrator ha un converter di serie. (Anche la opaca può montare il converter, prendendolo a parte, così come la demonstrator accetta di buon grado le cartucce.)
Il converter Pilot Con-50 ha una capacità modesta, all'incirca mezzo millilitro, ma ha un asso nella manica: l'agitatore. Molti concorrenti usano una sferetta d'acciaio, o niente; l'agitatore del Pilot Con-50 è un cilindretto ingegnoso che, chinando la penna, trascina tutto l'inchiostro fino all'ultima goccia verso il diffusore. Nulla andrà sprecato! E anche se mezzo ml sembra poco a dirsi, una punta M può reggere alcune pagine fitte di appunti prima di chiedere una ricarica. Con la punta F, francamente non mi sono ancora trovato a secco.
La Pilot Prera ha gli stessi meccanismi (pennino, diffusore e alloggiamento cartuccia) del modello più economico Metropolitan, chiamato MR in occidente per questioni di marchio. Vale il prezzo in più? Ciascuno deve valutare con la propria mano, ma per conto mio trovo la Prera sensibilmente più comoda e solida. E graziosa.
Per chi volesse la tranquillità di caricare la penna con più di mezzo ml d'inchiostro, è chiaro che un grande serbatoio è più difficile da accomodare in una penna piccola, tascabile. Ma è anche vero che la Prera usa le cartucce Pilot. Non saranno scintillanti come il converter Con-50, ma prendono quasi un intero millilitro e, con la bocca larga che hanno, si riempiono ottimamente con una siringa senza ago. (Se lo fai ricorda di usare stracci, non riempire le cartucce sopra documenti importanti o vestiti a cui tieni, e non capovolgere la cartuccia piena prima di averla assicurata nella penna! Non vuoi sapere quanto macchia 1 ml di roba.)

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