31.12.16

La cospirazione contro l'individuo umano

Quest'estate ho letto La cospirazione contro la razza umana di Thomas Ligotti, un truce saggio di pessimismo esistenziale che ho avuto l'onore di recensire per Sul Romanzo.
Nei mesi seguenti il libro ha continuato a bussarmi nei pensieri, e credo sia perché non avevo ancora finito di scavare a fondo cosa ne penso.
A cosa serve leggere la Cospirazione? A cosa serve leggere Schopenhauer, Zapffe o chiunque altro ti dimostri che la tua vita fa schifo e potresti preferire non aver mai visto la luce? Può servire, se le argomentazioni sono raccolte con onestá scientifica e citate da studiosi autorevoli, se sei in cerca di una comprensione di come cavolo stanno messe le cose. In altre parole, se cerchi una veritá il piú possibile obiettiva, che la risposta ti piaccia o no. (Anche se Ligotti si è messo a barare con la retorica horror, dipingendo teschi, sangue e carne morta per mettere tutto nella peggior luce possibile.)
La chiave per chiudere il tomo della Cospirazione con serenitá è il punto di vista: teniamo a mente che il punto di vista individuale non è l'unico possibile, anche se con la nostra cultura post-illuminista siamo abituati credere che lo sia. Che siamo individui e ogni alternativa è assurda.
Io sono io, mi vedi? Ho due braccia, due gambe, due occhi (fortunello!, c'è chi ne ha in numeri diversi), parlo con questa bocca e scrivo con questa mano. Nessuno ci ha mai insegnato a mettere queste cose in dubbio. Che tu sei quell'entitá che ha il tuo nome che ti hanno insegnato quando appena cominciavi a stare in piedi - e tutti gli altri, è implicito, no.
Questa è la prospettiva individuale. Ce ne sono altre? Ipotizziamo di sí(*): che si possa mettere la "telecamera" del tuo punto di vista in qualsiasi posizione, dentro o fuori dal corpo, liberamente.
Se leggi bene le tristi constatazioni di Ligotti e le funeste profezie sulle uniche certezze che, come tutti gli individui, ti puoi permettere (ovvero che morirai male), sono tutte pessimistiche solo se lasci la telecamera dove hai l'abitudine di tenerla, dietro gli occhi e fra le orecchie. Se questa fosse lasciata accesa su un sasso, che problema ci potrebbe mai essere? Se in sala regia si facesse un montaggio mescolando i momenti funesti con quelli di pura gioia, in ordine sparso, il film della tua vita non sarebbe triste come te lo racconta il pessimista. E se in una grande sala regia si potessero montare i film di molti individui?
È tutto ipotetico, ma mi sento di precisare: mentre il saggio di Ligotti è intitolato Conspiracy against the human race, sono pignolo e ti dico che no, non è la razza umana che è stata smontata pezzo pezzo col cacciavite, ma solo l'individuo.
E allora? Ipotesi e ipotesi, e tu mi lasci cosí, con una prospettiva individuale, in balia di un contastorie dell'orrore che mi dimostra che morirò male?!
Certo che sí, mica mi metto a negare che hai un corpo sul pianeta Terra. Sulle altre prospettive possibili, personalmente sono in piena ricerca da trentadue anni: su con la vita, è possibile leggerlo con un bel sorrisone.
Buon anno!

(*) Non posso resistere al fantasticare su un commensale che, al cenone, rimanesse imbambolato su una fetta di pandoro fino ad avere un'esperienza di samadhi o satori, identificandosi quindi con l'oggetto osservato.
«Prendete e mangiatene tutti...»

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