5.7.16

Sei proprio il mio typo, Simon Garfield

In questo momento sto digitando in un Courier a spaziatura fissa che ricorda una macchina per scrivere, e il post apparirà in un sobrio Georgia disegnato da Matthew Carter negli anni Novanta per una comoda lettura a schermo. Quante volte ci soffermiamo a chiederci da dove vengono questi scarabocchi? Georgia è un carattere "romano", con un tratto che varia leggermente con l'inclinazione e le "grazie", i segnetti che fanno risaltare le estremità dei segmenti. Afferra un libro a caso, o un giornale: almeno nove su dieci sono stampati in un carattere "romano". Dopo mezzo millennio, Claude Garamond sta ancora annuendo soddisfatto.
Qual è stato nel 1957 l'impatto globale dei "sans serif" Univers e Helvetica?
Comic Sans è proprio il male incarnato, o è una font fantastica e azzeccatissima per qualche scopo preciso?
Chi era Eric Gill, che ha prodotto uno dei più bei caratteri da insegne molto prima di Helvetica? E perché qualcuno mi potrebbe togliere il saluto per averlo solo nominato?
In che modo il Gotham, disegnato per la rivista GQ, è stato un veicolo formidabile della campagna elettorale di Barack Obama?
Questo libro non è una storia della tipografia, quanto piuttosto una carrellata che ripassa come siamo arrivati a oggi, a scrivere email in Arial 10 e stampare in Comic Sans 14 gli inviti per la festa di compleanno, dopo la trovata di Gutenberg di incidere i caratteri gotici dei frati su punzoni, mentre già nel Sedicesimo secolo i tipografi francesi e italiani preferivano ispirarsi alle incisioni romane.
In questa carrellata ci sono aneddoti, approfondimenti, la ricerca di come ha fatto a nascere proprio quel carattere per quell'utilizzo. Per esempio, le font di Edward Johnston e Margaret Calvert rispettivamente per la metropolitana di Londra e la segnaletica stradale britannica, e in quest'ultimo caso come la scelta fra Calvert e Kindersley non fu affatto scontata.
Insomma non si può pretendere di avere fra le mani un manuale completo, e forse non è neanche possibile stenderne uno vero e proprio che raccolga in meno di quattrocento pagine tutto lo scibile su caratteri e font. Sei proprio il mio typo ci fornisce un distillato di personaggi e fatti salienti.
Coprendo un ventaglio di argomenti, ci da ben più di un'idea di quali passi abbiano portato fino a noi l'uno o l'altro tipo di carattere. Cosa sono le lettere come oggetti di design e come creazioni, cosa c'è dietro questi disegnini con cui battiamo un testo al pc o al telefono, che sia banale o che porti un messaggio in grado di cambiare la vita.
Per chi non è addetto ai lavori ma si è lasciato incuriosire almeno qualche volta da questi segni arcani e da dove vengono, questo libro di Garfield è imperdibile.

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