25.6.16

Le cose dell’orologio, Mario Borghi

Le cose dell'orologio è un breve romanzo che si propone come noir grottesco.
L'orologio della stazione è stato rubato e questo lascia la cittadina in preda a un turbinio di psicosi.
Come altrimenti riassumere? Dal capostazione, al maresciallo dei carabinieri, al ladro misterioso, alla petulante signora Piccionetti, ogni personaggio si ritrova a condurre la sua parte nel teatrino grottesco della quotidianità come se fosse una marionetta a molla priva di una direzione.
La prima rivelazione: i personaggi principali, che subito presentano il proprio biglietto da visita dividendosi i primi due capitoli, sono "tutti" e "io". "Io" è il ladro che racconta in prima persona. È uno scontro fra due titani belli grossi: l'individuo ribelle da una parte e "tutti", l'intera città, il cosmo, dall'altra. A volte spicca qualche riferimento più concreto, il capostazione quasi ragionevole, la Piccionetti mestatrice, ma sono tutte scimmiette a molla. Non hanno consapevolezza, rispondono con i loro ingranaggi emotivi senza porsi vere domande, insomma sono "tutti".
La seconda rivelazione: ammettilo, succederebbe proprio così. È almeno una possibilità. E senza cambiare riga ti sferro anche la terza rivelazione: non aver fretta di chiamarti fuori, lo sai. Faresti parte dei "tutti" o dei "molti".
È più complessata la colf del ladro, completamente squinternata, o la Piccionetti, così normale nel suo delirio di egocentrismo? Sono messi peggio i due pregiudicati nella loro rissa così assurda che potrei anche crederci, o il maresciallo ipnotizzato dalla scaramanzia?
Trovo che Le cose dell'orologio sia grottesco come promette, ma anche altro. Fa fare qualche mezzo ghigno a denti stretti e soprattutto porta molte domande sulla consapevolezza.

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