3.2.16

Jonathan Livingston e il quarto capitolo

Comunque sia andata la faccenda, se chiedi a Jonathan, so perfettamente come ti risponderebbe.
A me piaceva semplicemente volare. Sono tornato per vedere se a qualcuno potessero interessare una dritta o due sul volo. E chiamami solo Jon, per favore.
Questo è Jonathan Livingston, il santone new age pennuto più famoso al mondo. Non solo è uno degli eroi del pensiero libero con cui sono cresciuto, ma è tornato nel 2013 (in inglese) e nel 2014 (in italiano) con un quarto capitolo che non abbiamo mai letto prima.
La storia di Jonathan è un percorso di illuminazione, e anche una metafora sempre valida di una vita vissuta appieno. Per seguire i sogni, farti ipnotizzare dal tran tran fantozziano non ti sarà d'aiuto. Farti buttare fuori a calci dallo Stormo Buonappetito, invece, potrebbe essere un interessante punto di partenza.
Poi c'è il quarto capitolo, che faceva così male all'ego che lo stesso giovane Richard Bach l'ha depennato prima del solito rituale di decine di rifiuti*.
Il quarto capitolo è stato trovato dall'attuale moglie Sabryna sotto una montagna di cartacce: non se ne ricordava nessuno. Io sono grato a Sabryna che l'ha trovato, e al Richard di oggi che accetta con un sorriso ciò che aveva scartato nel 1970.
Questa parte finale racconta di gabbiani che vennero dopo, che trasformarono Jonathan in un oggetto di culto. Qualcosa di ufficiale, grigio, triste. Parla di strumenti di libertà trasformati in strumenti di controllo e oppressione, e poi degli esperimenti di volo di un giovane gabbiano Anthony che non è soddisfatto, come qualcun altro prima di lui.
Un ultimo ottimo motivo per possedere una copia di Jonathan Livingston: le meravigliose foto in bianco e nero di Russel Munson.

* Sì, mettiti il cuore in pace. Tutti i libri più belli e originali hanno beccato almeno decine di porte in faccia.

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