22.11.15

Meditazione

Da otto mesi precisi, medito tutte le mattine. Questo significa investire tutti i giorni una determinata quantità di minuti in un'attività che, nel mondo occidentale, è percepita come fare un cazzo.
Quello dell'illustrazione non sono io: ritrarmi alle sei di mattina al buio in un punto a caso dell'appartamento sarebbe stato più difficile e meno suggestivo.

Perché
Mi trovavo in un periodaccio di ansia, sintomi vari, crisi creativa ed emotiva. Avevo già provato occasionalmente questa strana pratica di fare un cazzo. Sapevo nel profondo che era la strada giusta per gli effetti benefici che cercavo, perché è un allenamento per la testa così come sollevare un peso o correre è un allenamento per il corpo.
Quindi perché, nonostante le esperienze passate, non avevo mai ottenuto risultati? La risposta è arrivata da sola in un lampo: erano sempre state esperienze occasionali. Meditare una volta ogni tanto poteva essere utile come travasare un fiume con un cucchiaino.
Ho preso un bel tappetino e ho ripensato agli stage di karate di un po' di anni fa, in cui il sensei è riuscito a inculcarmi del buon senso, del rispetto e qualche mezza cintura.
Come
Il sensei ci trascinava in pineta alle sei di mattina: tutti accucciati in riga con lo sguardo dritto per un tempo che non finiva più, ma poi finiva, e poi una manciata di minuti a far passare il formicolio alle gambe.
Per chi non ha una pratica costante, anche dieci miseri minuti sembrano un'eternità. Le regole del gioco sono poche e semplici: schiena dritta, sguardo fisso, tutti i muscoli sciolti, ignorare qualsiasi stimolo interno o esterno (pruriti, miagolii, vicini che scatarrano dall'altra parte di una parete sottile, ginocchia anchilosate). Finché non suona il timer.
Non ci puoi riuscire, all'inizio: è normale. O magari sì, tanti complimenti, ma continua a essere normale che la mente vada dappertutto, che la testa ciondoli, le mani tamburellino e le gambe si irrigidiscano. Poi passa. Dicono tutti che non ci si debbano aspettare effetti prima di almeno un mese di pratica costante: al lavoro, quindi.
Cosa: gli effetti
La mia aspettativa era semplicemente di gestire l'ansia; attendere gli esami successivi e i loro risultati senza compromettere i rapporti mandare tutti affanculo facendomi terra bruciata intorno.
Dopo il fatidico mese, è arrivata la consapevolezza strisciante che qualcosa stava cambiando nelle mie percezioni interne ed esterne. Per farla breve, ho trovato molto di più dell'accantonare una banale ansia. Potevo accorgermi dei miei processi fisici e mentali come mai avevo fatto prima, per esempio. Potevo dare risposte ad alcune domande sul mio stesso comportamento, e anche trovare altre domande, decidere consapevolmente le mie reazioni.
E poi…
Mi rendo conto che questo tipo di cammino è solo un primo passo. Dopo pochi mesi, al confronto con una vita da sonnambulo, mi sentivo come se vedessi il codice sorgente della Matrice alla fine del film*, nel momento di affrontare i tre Agenti.
Il cammino è personale, perché difficilmente due persone cercheranno le stesse risposte o folgorazioni. Ma d'altra parte siamo tutti della specie homo sapiens e funzioniamo con gli stessi ingranaggi: fra i benefici più semplici e immediati si possono avere vantaggi impressionanti nella capacità di concentrarsi e nel rafforzare la forza di volontà. Fermarsi qualche minuto a meditare è un ottimo consiglio per chiunque.

* Matrix (1999)

3 commenti:

  1. Ignorare qualsiasi stimolo esterno e interno. Quindi non pensare a niente. Devo cominciare a farlo. Grazie per il post sulla meditazione!

    Saludos!

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    1. Non pensare a niente non è per niente facile! Rischia anzi di essere controproducente reprimere l'attività del subconscio. Fra le parentesi facevo qualche esempio degli stimoli da ignorare: se hai un prurito, non ti gratti; se il cane vuole attenzioni, aspetterà qualche minuto; se le gambe fanno male, pazienza; se il vicino schiamazza, idem. Accettare l'ambiente circostante annullando la resistenza fa parte della ricerca così come accettare tutto ciò che trovi dentro di te: nel momento in cui reagisci fisicamente a uno stimolo, la sessione di meditazione è finita. Pazienza: andrà meglio la prossima :)

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  2. Sei un grande :D Mi hai fatto ricordare questo: anni fa facevo tai chi. Il mio maestro, Saverio, stava per chiudere la porta della stanza, perché chi era nella stanza accanto faceva spinning con musica house ad alto volume; poi Saverio si fermò e decise di fare la lezione di tai chi col "disturbo" della musica.
    Piano piano, vedemmo che riuscivamo a concentrarci comunque, non respingendo, ma accogliendo quella musicaccia dentro di noi, nell'esercizio.

    Saludos e grazie!

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