21.4.15

Urca che vintage: Pelikano, modello 1969/1972

L'oggetto del 1969 entrato in casa è una Pelikano.
Digressione: da giovane, io avevo una Pelikano. Nulla di sorprendente, dal momento che ero un ragazzino negli anni '70 e '80 e quella era la penna scolastica per eccellenza. Ergonomica, fatta per essere data in mano a giovani scalmanati e, una vera novità nel '59 quando è stata inventata, grazie alla diffusione della plastica si caricava a cartucce. Quella che avevo era il modello del '79 e non ricordo quando l'ho inesorabilmente distrutta. Capita, con ragazzi scalmanati.
È rimasta la nostalgia, un sentimento del tutto teorico e contemplativo, visto che le vecchie Pelikano sono rare (in quanto già demolite dagli studenti di cui sopra, o conservate gelosamente) e i prezzi si avvicinano pericolosamente alla terza cifra. Finché non ho trovato un annuncio che chiedeva appena quindici euro, circa quanto una Pelikano di oggi. Mia!
Precede di dieci anni quella che avevo: toccare con mano le differenze fa un effetto curioso, e per molte caratteristiche penso di preferire questo modello più vecchio. Vediamone alcune.
Dati tecnici: lunghezza 13,2 cm chiusa, 12,6 cm aperta, 14,5 cm con il cappuccio inserito dietro. Larghezza 11 mm nel punto più ampio, 8 mm nel punto più stretto. Peso appena 17 grammi, di cui 9 appartengono al cappuccio metallico.
La forma è a sigaro, mentre dal '79 è diventata quasi cilindrica. L'impugnatura è leggermente zigrinata a tutto tondo, mentre dal '73 la sola parte zigrinata è il segnaposto per il dito indice. Il pennino semicarenato, il colore blu elettrico e la comoda finestra di ispezione sono caratteristiche che hanno segnato quasi tutte le sue varianti nei decenni.
Caricata con inchiostro Pelikan 4001 (quello che trovavo in cartoleria anni fa, ovviamente), che non è il più fluido e scorrevole che si possa trovare in giro, ha iniziato a scrivere indisturbata con un tratto fine, costante, affidabile. Con questo può essere ora di passare a un bilancio. Cominciamo dai lati positivi:
1) è affidabile, scrive con lo stesso tratto su carte di qualità come su cartaccia da fotocopie;
2) soprattutto nel colore tipico blu elettrico, è un'icona davvero classica;
3) le zigrinature su tutta l'impugnatura e la forma a sigaro la rendono molto più comoda (per me) rispetto ai modelli successivi;
4) la finestrella di ispezione in corrispondenza della cima della cartuccia è fra le più comode che io abbia trovato finora;
5) il peso leggerissimo permette lunghe sessioni senza affaticare la mano.
Cosa non mi piace altrettanto:
1) il cappuccio non è né a vite, né a scatto: occorre tenere la penna in una tasca adeguata, e fare attenzione a estrarre anche la penna insieme al cappuccio;
2) è molto difficile da smontare per una pulizia completa;
3) per un millimetro, non si riesce a inserire il converter a stantuffo della stessa Pelikan: o cartucce, o converter più corti di terze parti;
4) comunque, proprio per la finestrella di ispezione in cima alla cartuccia, va poco d'accordo con la fascia coprente che hanno in cima quasi tutti i converter standard;
5) ho rotto la precedente Pelikano spaccando il filetto a vite del fusto: questa del 1969 mi sembra a occhio più resistente, forse per la forma a sigaro, ma non ho intenzione di provocarla.
Tirando le somme, da una parte è uno strumento con cui scrivere decine di pagine di appunti senza pensieri; dall'altra, la Pelikano è un oggetto ormai di interesse storico da maneggiare con cura.

2 commenti:

  1. Azz... che bella! Dove hai trovato l'occasione?

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    1. Ebay :) ogni tanto si trovano cose interessanti!

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