23.3.14

Schegge di vetro e grindcore

“Schegge di vetro” è una raccolta di racconti dell'amica Claudia Mauro. Come ormai è mio solito, dopo la lettura di una raccolta di racconti ho trovato le sensazioni dell'ascolto e gli schemi di un buon disco di musica tosta.
Nel caso di Claudia, il genere musicale che trovo più adatto da confrontare con i suoi racconti è nientemeno che il grindcore: veloce, violento, il confine estremo del punk e del metal. Anche il fatto che i racconti siano ben diciassette, fra cui diversi supercorti che giungono subito alla tensione e in poche battute hanno finito l'assalto, porta a questo genere estremo. Ricorda proprio le schegge di vetro del titolo: se hai mai rotto un bicchiere, le conosci. Si mimetizzano dappertutto, tagliano in profondità, si insinuano dove non crederesti e ti voglio vedere a toglierle senza lasciarne una o due.
Intermezzo musicale: facciamoci spiegare il grindcore dai Napalm Death che l'hanno creato negli anni Ottanta.
Napalm Death, “Instincts of Survival”
È abbastanza consueto nel genere aprire con un brano lento e straniante, senza il caratteristico tempo blast beat dell'intermezzo sopra. Così “Le parole” apre la raccolta sull'ospedale psichiatrico in cui la protagonista è entrata da piccola. È un mondo di pareti bianche e camici bianchi, con inferriate nere e infermieri dai modi ruvidi. È una realtà distorta in una mente che ha processi tutti suoi, e sono sferzate di basso distorto e voce gutturale quando arrivano le parole: “Devi fare il trattamento”. Eccola, una prima scheggia ti si è infilata nel palmo: toglila se riesci.
Fra i supercorti, “L'amica del cuore”, “Un senso” e “Sotto la pioggia” sono dipinti istantanei di situazioni di una disperazione estrema, e tutta femminile. Dalle parentele che non si possono dire allo stupro del branco, io che donna non sono, fino a prova contraria, posso farmi un'idea solo teorica della loro portata. Come si vede i temi non sono i grandi problemi globali come per i Napalm Death, ma le disgrazie personali nel privato, quelle che si nascondono sotto il tappeto per non essere stigmatizzate, aggiungendo la beffa al danno. Questo mi porta al secondo intermezzo musicale, con la soave e minuta Grace Perry dei Landmine Marathon (che ha lasciato la scena musicale due anni fa: grande rispetto comunque per aver cantato growl tutte le sere per lunghi anni).
Landmine Marathon, “Beaten And Left Blind”
“Bambina” è in mezzo alla raccolta e potrebbe quindi chiudere il lato A, nel caso di un 33 giri come si usava. È la storia di una doppia disgrazia, in un legame affettivo forte come fra due atomi in una molecola. Il cancro è una brutta bestia.
I due brani più significativi in una raccolta, come in un album, sono gli ultimi due. “È l'amore” è uno spaccato di vita che non si fa mancare la violenza domestica, lo stupro infantile, la mortificazione dell'anoressia e altro, fra tranelli psicologici autoinflitti e un po' di sano sangue. E tu sai, leggendo la vicenda che ti inaridisce fino all'ultima pagina, che magari la protagonista in persona è un'invenzione, ma tutto questo succede. È normale, è sotto il tappeto.
“Memorie” chiude la raccolta cambiando completamente il ritmo. Greta è vecchia, vive in una casa che oggi è sovradimensionata e la schiaccia con le memorie del passato. È sola con la governante; in poche pagine è sola con i propri fantasmi; infine, è sola con la propria tragedia.
Il ritmo di questo racconto mi ricorda “Collapse” da un classico degli anni Novanta, “Need to Control” dei Brutal Truth: chiudo con l'ultimo pezzo musicale.
Brutal Truth, “Collapse”

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