22.2.14

Ragnarok

È notizia diffusa – in termini tecnici è “virale”, cioè una voce di corridoio che fa molta strada – che oggi sia il Ragnarok, ovvero la battaglia decisiva fra le forze della Luce e quelle delle Tenebre: la fine del mondo secondo la mitologia norrena. Si dice che cento giorni fa sia risuonato, forte e cristallino, il corno di Heimdall.

Il Ragnarok dipinto da F.W. Heine nel 1882
Ma è difficile che ci spaventiamo veramente con il malaugurio vichingo: appena due anni fa siamo stati bombardati in ogni modo dal malaugurio dei Maya e, chi più deluso chi meno, non abbiamo visto un bel niente. Siamo però nel 2014, e di questo anno parlavano i tedeschi Helloween nel 1988 nell'allegra canzone speed “Future World”:
Insania 2014
We've thrown away our former gods (…) / We have created better ones
Sarebbe quindi l'occasione per metterci in mano a un'intelligenza artificiale supercazzuta, tipo Skynet o Wintermute. A dar retta a Hansen, Kiske e l'allegra combriccola di allora, dovremmo cominciare a preoccuparci fra un paio d'annetti:
Insania 2016
(…) We watch the Sun at night / The pretty gods we've built ourselves / now terminate our lives
Paura, eh?
Di letteratura che coinvolge la fine del mondo ne abbiamo a bizzeffe. Così senza pensarci, nell'editoria media e piccola, mi vengono in mente l'antologia “365 racconti sulla fine del mondo” di Delos Books, organizzata proprio in occasione della profezia Maya, e la saga autopubblicata “Nuova Terra” di Dilhani Heemba, in un mondo stravolto dai cataclismi del 2012.
Io stesso mi sono macchiato di catastrofismo: nel Fantasma di Idalca uscito nel 2011, il penultimo capitolo si chiama “Fine del mondo”. Ma niente paura, dopo c'è un altro capitolo.
Tornando a oggi, è passata più di metà giornata e ancora non ho visto le forze della Luce e delle Tenebre affrontarsi. Magari non lo faranno proprio qui nella periferia di Milano, ma ho il sospetto che domani saremo ancora qui a prepararci per il lunedì. In ogni caso, buon Ragnarok a tutti!

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