15.11.13

Questione di stilo

Scrivo con la stilografica da quando andavo a scuola, salvo una parentesi di alcuni anni in cui ho tenuto tastiere e computer per fare il grosso del lavoro, accontentandomi di foglietti e biro di recupero per qualche scarabocchio.
La parentesi è durata finché non ho fatto una statistica personale sui racconti stesi e consegnati: in che modo ho iniziato il lavoro, quale strumento mi ha dato i risultati migliori. Come consigliavano i dati, sono tornato indietro, e subito è arrivata la stesura di articoli che prima andavano per le lunghe.
Lo strumento suggestiona la mente sepolta, che è quella che supervisiona la maggior parte del lavoro di stesura: il mio caso sembra dimostrare questo.
Perché la stilografica? Una penna che termina con un pennino ha proprio un aspetto vetusto e superato. Ma nella mia esperienza non c'è biro che tenga. Dall'inchiostro grasso al gel più fluido, non c'è punta a sfera o a feltro che possa reggere il paragone di scorrevolezza con un pennino d'acciaio. Non oppone resistenza, non gratta, quasi non fa rumore, scivola lasciando sulla carta un tratto deciso.
Poco importa che il brevetto di Waterman preceda di oltre cinquant'anni la penna a sfera: se il mio fine è una scrittura liscia di tonnellate di appunti alla velocità di come vengono in mente al mio neurone chiacchierone, il sistema non è per niente vetusto. Devi ancora farmi trovare un'alternativa valida.
Le cose cambiano quando l'esigenza è una scrittura indelebile e impermeabile. Per come sono costruite le penne stilografiche, i loro inchiostri specifici devono essere delle soluzioni, per salvaguardare il corpo ed evitare intasamenti nella griglia fra il pennino e il serbatoio. Soluzione vuol dire che il pigmento è disciolto in un solvente (acqua distillata) in singole molecole, e che applicando lo stesso solvente, quelle molecole le puoi portare via. Di conseguenza la maggior parte degli inchiostri magari non sono interamente lavabili (non dai vestiti, perché le fibre naturali si legano al pigmento quanto l'acqua e di sicuro meglio della carta) ma non vuoi versare un bicchier d'acqua sugli appunti.
Si trovano anche inchiostri indelebili e addirittura notarili, a prova di contraffazione: alcuni sono sospensioni acide di pigmenti ferrogallici, con cui c'è chi esorta a fare attenzione perché potrebbero rovinare penne vecchie o delicate; alcuni sono sospensioni lubrificate di nanopigmenti, che non ho provato di persona ma le recensioni sono buone.
La cosa affascinante, che ho notato già a scuola quando ho avuto a che fare con una seconda penna, è quanto possa essere diversa la risposta al tatto cambiando combinazioni di penna, carta e anche inchiostro. Fra le cartucce più economiche (le 4001 Pelikan che spesso sono le uniche a raggiungere le cartolerie), la differenza al tatto fra il blu regale e il nero l'ho notata molto presto. L'uno scorre senza capricci, l'altro è riottoso se si tiene la penna a riposo. Al momento sto provando un seppia di Campo Marzio, docile ed elegante. Altre differenze vengono dal “flusso”, la portata di inchiostro che giunge al pennino, e dallo spessore della punta. Una punta F con flusso contenuto fa durare più a lungo una cartuccia o una carica dello stantuffo, ma una punta M con flusso generoso scorre senza avversari. Questo ci porta direttamente alla nota dolens.
È inevitabile. Presa la prima penna, presto entrerà in casa la seconda. E poi una terza. La resistenza è inutile. Vai sull'economico, però, se proprio vuoi provare un vetusto brevetto dell'Ottocento per la prima volta. Pelikan produce ottimi modelli scolastici anche entro i sette euro.
Le mie attuali sono nella foto. Rotring calligrafica con pennino 1,1 mm, resistita dal passato; Faber Castell “Loom” in alluminio con punta M, ottimo flusso ma la clip del tappo si è suicidata in tasca; Lamy “Safari” in alluminio leggerissimo, punta che dice M ma è un pochino più stretta della Loom.

2 commenti:

  1. Usare la stilografica è un’arte che purtroppo non ho mai imparato! A scuola scrivevamo con le biro e le rare volte che ho provato ad usare la stilo ho combinato dei colossali disastri riuscendo a sporcare tutto lo sporcabile. Tra l’altro la mia scrittura a penna non è delle più leggibili… ed anche nel disegno con matita e colori sono un piccolo disastro. Tastiera, mouse e programmi di disegno vettoriale mi hanno radicalmente cambiato la vita. Sarà che ho iniziato a usare la macchina per scrivere dei miei genitori ancora prima di andare a scuola ma la tastiera ormai la considero una estensione delle mie mani, a volte la immagino come una sorta di pianoforte dal quale escono le note silenziose dei miei pensieri. Detto questo ho sempre invidiato chi usava con destrezza la stilo e mi affascinavano le operazioni di ricarica con il vasetto di inchiostro, la siringa e lo stantuffo. Altri tempi… Non sarebbe male proporre nelle scuole elementari un recupero della scrittura con la stilo perché le nuove generazioni, tra biro e computer, credo che difficilmente possano venire a contatto con lo strumento.

    Ciao

    Cristina

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    Risposte
    1. Questione di imprinting :) Dopo anni di tastiera a usare la penna solo per siglare gli interventi tecnici, anch'io mi sono ritrovato a non saper rileggere quello che scrivevo, ma in poche settimane di esercizio torrenziale è tornato tutto a posto.
      L'uso della stilo è una grande risorsa, e poi il blu in genere è lavabile: niente di più adatto per imparare a scrivere!

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