9.11.13

Crune d'aghi per cammelli

Di Maria Silvia Avanzato è appena uscito “Adamante”, ancora si sta asciugando il pigmento e io, che sono un po' retró e un po' demodé, sparo qualche vacc parlo del suo precedente “Crune d'aghi per cammelli”, edito da Fazi.
“Crune” è la storia di Edgarda, giovane bolognese che monta teste di pupazzi e sogna di pubblicare il libro giusto con l'editore giusto, che le darà un successone. È il sogno di tutti noi che imbrattiamo a vari titoli. Se hai letto appena qualche pagina di Ed Bunker scommetto che ti avrà fatto venire in mente il sogno tipico del delinquente: fare il colpo grosso, quello con cui ti puoi finalmente ritirare dalla mala. Perché rompere finestrini per pochi spiccioli, e domani ancora, sembra attraente come elemosinare di piazzare un trafiletto e domani ancora.
Sì, sto esagerando. Ma la similitudine era irresistibile.
“Crune” è una commedia, e come in tutte le commedie i personaggi funzionano quando sono sopra le righe, quando sono almeno un po' molesti e insopportabili. Lo dico perché magari qualcuno si fa trarre in inganno dal narrato in prima persona. Perché Edgarda è un personaggio di commedia, lo sai: è impacciata; è una stalker che ha poco da invidiare alla ravennate che a sua volta definisce stalker; è priva di buon senso e di freni. È stata costruita così, ogni autore bravo l'avrebbe costruita così per farla funzionare. E allo stesso modo lo sono anche le altre macchiette che animano questo strambo jet set, meno approfondite di lei – in quanto non protagonisti, si possono permettere di non essere radiografati costantemente all'occhio di bue – ma non meno insopportabili.
Questa commedia però traccia anche una ricostruzione delle dinamiche della carta, credibile in modo allarmante. Non è banale, proprio perché è un libro e parla delle dinamiche dei libri. Mi spiego? È come quei dischi come “Individual thought patterns” con cui i Death parlavano dello show business. Storie ricorsive, difficilmente esportabili, prive di un target naturale esterno al proprio ambiente. Cioè, il target naturale comprende persone che o hanno lavorato al progetto in prima persona, o non l'hanno fatto e si sentiranno piccatissime per un senso istintivo di rivalità. Ma come “Individual thought patterns” era prima di tutto un disco di splendida musica, “Crune” è una commedia che ti piega dal ridere e ti cattura con quel senso di “Non ci credo, non può averlo fatto davvero, non può essersi cacciata in un vicolo cieco così”. Scriverla è stato coraggioso, pubblicarla forse temerario, leggerla uno spasso illuminante.
La mia vacc considerazione finale è sulla citazione in quarta di copertina, visto che la redazione ha selezionato proprio quella: fare lo scrittore non sarebbe un mestiere ma una cruna d'aghi per cammelli. Che sia un lavoro-non-lavoro dovrebbe esserti chiaro immediatamente, se hai sottomano una calcolatrice. Anche prima di aver prontuari di scrittura che tirano due cifre sulle aspettative reali di sbarcare il lunario. L'identikit di questa strana figura professionale l'ha già tracciato quasi trent'anni fa Natalie Goldberg: non ha un contratto, non ha ufficio né orari, talvolta non ha una casa e comunque per pagare la spesa deve racimolare altro da fare. È lei, è Edgarda con le sue disavventure.

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