3.10.13

Requiem per la ligera

Requiem per la ligera, Omar Gatti (La Ponga, 2013)
Sporco e cattivo: le parole mi sono state suggestionate dalla prefazione, ma è vero. Così è un criminale, così è un reduce che ha eseguito ordini sporchi e cattivi in Grecia. Così è una città malridotta dalle bombe e dalla guerra, in un periodo disastrato che non è più sotto “il pelato” e non è ancora il boom.
In questa Milano dalle osterie rustiche, la strage della famiglia di Sciresa è una bravata fine a se stessa. Non può essere stato nessuno, nella mala: chi mai avrebbe interesse ad accanirsi su un vecchio in pensione, che apparteneva a un mondo finito?
Questo è un funerale della “ligera”, proprio come dice il titolo. Una malavita locale che non c'è più, di cui sopravvive qualche sparuto alone quando ascolti canzoni come “Porta Romana” cantata da Svampa, a mo' di un cerchio viola su una tovaglia vecchia. È un'omelia raccontata in modo diretto e rustico, proprio come farebbe Cin Ghei, sguinzagliato da Sciresa per fare giustizia. Come te lo direbbe dall'altra parte di una tovaglia a quadri davanti a un rosso che devi saper mandar giù.

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