20.9.13

Prontuari di scrittura

Da pochi giorni è uscito un prontuario di scrittura creativa per Collana Imperium, un progetto editoriale che si occupa principalmente di ebook a basso costo. Per fascia di prezzo e intenti si confronta automaticamente con un altro prontuario, uscito sempre quest'anno per La mela avvelenata, anche questa una realtà editoriale di un tipo nuovo e dinamico.
Com'è facile scrivere difficile, A. Forlani (c. Imperium 2013)
Niente stelline per un manuale: non me le scucirai, la saggistica ha intenti diversi dalla narrativa. Il narratore è un talentuoso raccontaballe: lo dice Forlani e gli do pienamente ragione.
Forse perché questo prontuario viene da un insegnante di sceneggiatura, ha una struttura diversa da quelli che trovo solitamente scritti da chi si occupa per prima cosa di narrativa. La sceneggiatura, lo sai, è funzionale alla rappresentazione teatrale, al cinema e a quei telefilm che mi chiedi sempre se ho avuto il tempo di guardare. Non l'ho avuto.
Dopo un cappello in cui ti chiarisce cos'è quest'attività strampalata e qual è l'aspettativa concreta di cosa averne in cambio, le prime cose di cui si occupa l'autore sono il soggetto e la sua struttura, quando uno scribacchino solitamente è incoraggiato a iniziare da subito riempiendo tot fogli con quello che gli passa in testa e due o tre indicazioni sullo stile.
È un punto di vista interessante e può concretamente fornire armi contro il grande antagonista di tutti noi: il Blocco. Lui parla chiaro: tempi di consegna, lavoro finito per un pelo, sono preoccupazioni concrete. Per questo il cuore del manuale nei capitoli 3 e 4 si occupa di strutture e in che modo ci conviene non ignorarle. Oltretutto è il primo testo che vedo trattare alcune teorie che ormai non sono più nuovissime, ma che hanno fatto scalpore nell'ultimo decennio come la struttura “two-goal, nine-act” dello sceneggiatore Siegel.
Mi sono reso conto parlando con amici che i concetti alla base di queste strutture non sono sempre alla portata del principiante. Uno può esclamare inorridito, “Ma veramente esistono gli schemi pronti e la storia funziona?!”. No e sì. No, e te ne accorgi con l'esperienza: uno schema non scrive al posto tuo, non fa i personaggi complessi e credibili, non ti salva dallo spiegone e dal pistolotto morale. Sì, perché se hai una bussola arrivi prima dall'altra parte del deserto senza girare in tondo. Lo schema è la bussola.
A cosa serve uno schema lo spiegava in parole povere David Siegel dieci anni fa sul suo sito, prima di cancellarlo tutto e metterci altro: la struttura della trama “one-goal” in cui i personaggi si impegnano linearmente per ottenere un risultato e quello è, è piatta e noiosa e fa film che incassano poco. La struttura di trama “two-goal” (un primo obiettivo, un ribaltone, un secondo obiettivo) fa film vivaci e coinvolgenti, con cui gli spettatori del primo giorno ne trascinano altri e si fanno incassi seri. Se pensi a 120 minuti di film, ti accorgi che la struttura “two-goal” fornisce il minimo di complessità per ottenere una sceneggiatura appassionante ma anche il massimo di complessità (salvo intuizioni da maestro) per non scadere in un brodo incomprensibile con spezzoni da epilessia.
Tu, lì, non fare il finto scandalizzato se ti parlo di incasso. Stiamo anche parlando di trama appassionante. Facendo narrativa sei un contaballe, e se non la fai travolgente non è più letteratura, ma spazzatura. Tornando al prontuario, fornisce spunti di riflessione sulla profondità dei personaggi, la credibilità dei dialoghi, il sense of wonder e pericoli vari di uno stile pesante, che mi sembrano utili non solo al principiante, ma anche a chi ha già qualche pubblicazione alle spalle.
Appunti e spunti, La mela avvelenata (La mela avvelenata, 2013)
Dopo la pubblicazione di questo testo, non hai più scuse.
Non hai scuse per importunare le redazioni con margini estrosi e font svolazzanti e colorati. Non hai scuse per aver segnato i dialoghi prima col trattino e poi col minore e maggiore. Non hai scuse per tempi verbali e punti di vista che ballano più freneticamente di Gene Kelly. Salgari e Collodi non sono delle scuse, non quando la narrativa è intasata di proposte che funzionano meglio delle tue.
Mi sono lasciato andare la mano? “Appunti e spunti” è una raccolta di accortezze maturate negli anni di esperienza dei redattori de La mela avvelenata. Come tutti i redattori sono abituati a ricevere materiale irrecuperabile, che fa sprecare minuti preziosi per capire che, appunto, non c'è niente da fare. Per questo, in modo stringato e dritto al punto, mettono a tua disposizione una serie di nozioni di tutta praticità e di immediato aiuto. Non solo accorgimenti narrativi, ma anche accorgimenti di presentazione per mostrare serietà e professionalità anziché farti scambiare per l'ennesimo pagliaccio.
The elements of style, W. Strunk Jr (indipendente, 1918)
Cosa ci fa il professor Strunk, oggi uno dei primi nomi altisonanti che senti nominare in un manuale di stile, in compagnia di questi prontuari appena nominati?
Prospettiva.
Perché non ti parlo dell'edizione Dino Audino arricchita di esempi e considerazioni successive di altri grandi, ma del prontuario che pubblicò a sue spese il professore nel 1918, in poche copie magre per i suoi studenti. Strunk ammoniva con piglio sicuro e brevità spartana dei pericoli di aggettivi, avverbi, forma passiva, sfumature inutili e cose che tutti i giorni vedeva allungare un brodo già insipido. Novantacinque anni fa, gli intenti erano i medesimi di oggi e lo strumento per affrontarli anche.

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