7.9.13

La vita della carne è nel sangue

La citazione viene dal Levitico. Il sangue è senza dubbio una sostanza piena di fascino: porta ossigeno alle cellule, è sede della vita, suggella patti e fa svenire chi non ne sopporta la vista, fra le varie cose. Nelle storie che leggi, quando il sangue fa capolino fuori dai vasi che lo portano, è sempre un momento di tensione e di rovesciamento: normalmente scorre dentro, non fuori. Anche quando non è rosso, come quello a base di rame dei Vulcaniani, o un altro fluido blu di cui non è elegante che io mi dilunghi adesso, avendone scritto le peripezie di persona.
Cosa può fare esattamente il sangue, nelle storie? Sicuramente non mi verranno in mente tutti i casi. Fammene passare in rassegna qualcuno. Comincio piano da un sangue che non si sparge e non imbratta, ma qualcuno si prende lo stesso un bello spavento per la possibilità di incappare in una ritorsione.
Buon sangue, M.D. Marini
★★★★☆
Il sangue è veicolo dell'eredità e porta onore e gloria di padre in figlio. Il vecchio Giustino è chiamato a mettersi in viaggio per un ultimo lavoro: certificare la nobiltà e le origini del conte De' Guastardi. Le carte sono tutte a sua disposizione e riempiono a mala pena uno scaffale. I misteri si infilano sottilmente pian piano come le maniere insieme brusche e affettate del nobiluomo.
Il sentiero di legno e di sangue, L. Tarenzi
★★★★★
Il sangue è meta del viaggio di Pinocchio, che è burattino e lui, porello, di sangue non ne ha. Il Pinocchio di Collodi, dopo essere finito penzolante e morente nel 1881, nel 1883 viene premiato di tutte le angherie dell'autore crudele diventando un bambino in carne e ossa. Il Pinocchio di Tarenzi smonta e rimonta quello di Collodi, come fossero i mattoncini colorati danesi. Viaggia in lungo e in largo attraversando una realtà costruita letteralmente da sogni materializzati, fino a tornare al punto di partenza. Sembra quasi che torni a se stesso, vero? È tutto logico.
Lo è tanto quanto non lo è essere resuscitato nel 1883 da un personaggio che nel 1881 compare già morto e senza sangue. Ecco, io questo lo dovevo dire. Ora smetto di criticare Collodi e avanti il prossimo.
Buon sangue (racconto), L. Crescentini
★★★★☆
Il sangue è veicolo dell'infezione. Lo sa bene il giovane Richard, ricercatore brillante dal curriculum lungo quanto Guerra e pace, che si candida per lavorare sul virus che sta decimando la popolazione del pianeta. Oh, l'infezione è proprio terribile. Richard ce la farà? E l'infezione, soprattutto, ha una possibilità di essere fermata? È ovvio: dipende.
Sangue ribelle, A. Banini
★★★★★
Il sangue marcio corrompe, corrode, attacca, uccide. Così Elifas colpisce i suoi avversari: ferendo innanzitutto se stesso. È un prezzo in anticipo, o una sorta di karma preventivo.
Lontano da Elifas, fra la tribù Antecessor anche il sangue marcio corrompe, ma in un altro modo. La desertificazione e le razzie imperiali hanno ridotto la tribù a poche linee di sangue, i cui problemi gli sciamani faticano a spiegare agli zucconi loro compari.
Banini è antropologo, e a parte i dettagli riguardanti magia e negromanzia, tutto il resto è frutto di un'attenta ricostruzione di uno scenario possibile. Gli zucconi, insomma, sono dappertutto e respirano la nostra aria.
Erzsébet Báthory. Sangue e perfezione, S. Gervasone
★★★★☆
Il sangue è vita (che se ne va); il sangue (altrui) è strumento per trattenere la bellezza (propria, andata) e il tempo che passa. Avrai già sentito parlare della contessa sanguinaria Elisabetta Báthory: circola voce che ai suoi tempi abbia avuto una o due vittime. Minimo un centinaio accertate, trucidate orribilmente, e questo romanzo ti illustra una possibile ricostruzione.

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