13.9.13

Il pennino calligrafico

Fra i ritrovamenti degli ultimi giorni, c'è la stilo calligrafica. Un antico regalo dei tempi del liceo, quando da adolescente asociale mi divertivo con molta concentrazione a scimmiottare gli eleganti caratteri dei tomi miniati.
Il pennino calligrafico si tiene, solitamente, con la destra. Mi dispiace per gli amici mancini, ingiustamente discriminati da questa pratica medievale, ma il pennino è inclinato proprio di 45 gradi per ottenere un tratto sottile verso destra e un tratto spesso verso sinistra.
Pratica medievale, se non mi sono capito, non tanto per lo sforzo e il sacrificio a cui non siamo abituati oggigiorno (pfui! Tastiere che basta sfiorarle, parole che si compongono da sole, perfino per un logo o una copertina ti metti a cercare un font già pronto: non mentire!), quanto per il periodo in cui era effettivamente in uso. La scrittura carolingia deve il nome al periodo di Carlo, e la scrittura gotica è arrivata nel basso medioevo con tratti più dritti e più fitti con la crescita della domanda di pagine di pelle ricopiate.
L'inclinazione del pennino, se non è ovvio, è la stessa che ha portato a scegliere i tratti sottili e i tratti spessi per confezionare i punzoni a partire dal Quattrocento, con l'arrivo in Occidente della stampa a caratteri mobili. Con qualche eccezione: per motivi estetici alcune lettere soprattutto maiuscole sono tracciate come se il pennino fosse allineato orizzontalmente; questo è evidente con la zeta il cui fusto è inclinato verso destra, e non è sottile.
A cosa serva oggi come esercizio, potrebbe sfuggire. Al liceo questi caratteri potevano costituire al massimo una decorazione chic allo zaino, fatta con i marcatori colorati ad acqua. La punta non era piatta, ma non sottilizziamo. Scrivere un'intera pagina con caratteri esatti come un monaco copista è un'esperienza illuminante: il lavoro lungo e meticoloso già alla seconda riga ti porterà in una dimensione alterata. Immaginare la stesura di un intero volume, facendo conto di sedere in un'aula sotto gli spifferi di una grande finestra luminosa, ci riporta a un mestiere che non c'è più.

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