27.8.13

Due storie di fantasmi

Due storie di fantasmi di qualche anno fa. I rispettivi autori al momento erano esordienti o quasi; le tecniche narrative non saranno la perfezione impeccabile del manuale (il ché non è sempre necessariamente un difetto), ma ci incollano alle pagine con un paio di soggetti angoscianti.

Maria Galella, Purgatorio delle anime perse (Smasher, 2010)
★★★★☆
Questo trasuda angoscia soprattutto grazie all'atmosfera della cittadina antica in cui Anita si trova convocata per il suo periodo di supplenza. Il quartiere vetusto scavato nel tufo umido, e lì vicino la vecchia zona pericolante che fu devastata dall'incendio del 1958. Un'aria malsana, fredda, scostante. Come fa un'aria a essere scostante? Ci riesce benissimo, facendo passare la voglia ai personaggi di uscire perfino per la spesa quando non è rimasto altro che le briciole dei biscotti. Un'aria dei vecchi come la suocera anziana, che farfuglia maledizioni nel mezzo sonno e teme che “quella” sia arrivata per lei. La stessa Anita si trova avvolta in questa cappa malmostosa, lei stessa febbricitante e scostante: cancella le e-mail per il compagno Jorge (una tinca sempre fuori campo), manda a quel paese l'unica persona che la mette al corrente delle scoperte fatte all'archivio della parrocchia. E sopra a tutti “quella”, di cui nessuno vuole parlare, il suo incendio e la sua tragedia ingiusta.

Christian Antonini, Legame doppio (Asengard, 2007)
★★★★☆
Esordio per Antonini, esordio per l'editore Asengard, corre voce che fosse il manoscritto piombato in redazione per primo. I colpevoli quindi stavano ancora iniziando a farsi le ossa e purtroppo ne ha sofferto un pochino l'impaginazione, che poteva essere più nitida e magari con un carattere da 0,5 punti in più.
Non ne soffre invece la storia incasinata e incalzante. Una vecchia bomba inesplosa dev'essere fatta brillare in via Cacciatori. Da allora, questioni irrisolte fuori dal nostro controllo prorompono con la rabbia di chi le ha vissute. Gli eventi corrono parallelamente fra il 2003, quando Catia si documenta per scrivere un servizio da otto pagine sulle chat, e il 1944, in cui a Milano tocca rifugiarsi dalle bombe degli Inglesi ma alcuni devono nascondersi e rifugiarsi anche dalle delazioni dei connazionali. E un filo invisibile lega i due periodi anche attraverso i gatti Pirata e Menelao.

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