8.7.13

Esternazioni riguardo alle violazioni del diritto d'autore

La bandiera rossa è per l'attacco. Con la bandiera rossa non si concede quartiere. Io dichiaro aperta ostilità all'imbecillità, e oggi lo faccio riguardo alle esternazioni da quattro soldi che sento riguardo alle violazioni del diritto d'autore.
Digressione per inquadrare il problema: lo scrocco non è una novità nata con la natura dei file informatici di poter essere facilmente duplicati. Non dovrebbe essere difficile arrivarci, soprattutto per persone che hanno la mia età e ricordano benissimo le musicassette C90, in cui si registravano molto comodamente due album, possibilmente che non facessero a pugni fra loro (tipo L'era del cinghiale bianco sul lato A e South of heaven sul lato B), ma anche le dispense pronte già fotocopiate e disponibili nella copisteria vicina alla facoltà.
Lo scrocco è talmente radicato che da una conoscente mi sono sentito chiedere assistenza per infilare quattro film copiati in un dvd, e quello sarebbe stato da parte sua un regalo di compleanno. Non a me, vivaddio. Sono riuscito a svicolare quell' “aiuto” preciso, ma capirai che è come mettersi a travasare il Garda con un bicchiere. Un altro, saputo dell'uscita del Fantasma di Idalca, due anni fa ha chiesto se lo potesse fotocopiare in azienda.
Fotocopiare.
Poiché mi si insegna che i ragionamenti, per quanto lampanti e sotto gli occhi di tutti, non si fanno da soli, conviene spenderci un altro capoversino giusto per inquadrare il terreno in cui si muove l'imbecillità. Le fotocopie non sono gratis, e quattrocento fotocopie costano di più di un volume prodotto in tipografia, anche ai prezzi vantaggiosi di carta e passaggi laser per un'azienda da centinaia di dipendenti contro un volume completo del ricarico con cui l'editore spera di pagare i diritti, la fattura del tipografo, le tasse, la distribuzione e - si spera - se stesso. Mentre un dvd vergine non costerà come quattro film in offerta, ma la conoscente non si è certo presentata con la confezione: se n'era fatto consegnare uno al lavoro.
D'altra parte lo scambio sottobanco può portare anche vantaggi, quando è fatto con serenità e con cognizione di causa. Negli anni Ottanta, capitava spesso al batterista innovativo Caio di attraversare l'Atlantico carico di nastri e farli sentire a Sempronio, che per evitare la menata della coda tutte le settimane al collocamento aveva aperto una casa discografica in camera da letto. In questo modo hanno avuto un contratto quasi tutti i gruppi di metal estremo che abbiamo ascoltato negli anni Novanta.
Sto parlando di serenità e cognizione di causa perché alcuni anelli della catena si fanno sfocati nella nebbia quando non è comodo tenerne conto. Ho nominato due esempi eclatanti quando ne conosco centinaia, e di decine sono sicuro. Quanti fanno un giro su uno store per pagare almeno una percentuale a più di una cifra della musica che ascoltano? Per fare la musica occorrono strumenti costosi, corde e pelli che si consumano, allenamento, passione e tempo, tanto tempo. Anche per le altre arti creative occorrono investimenti, perfino per un passatempo come la scrittura che, al profano, sembra a costo zero, ma fare i conti non mi interessa in questo momento (li ha già fatti Fabrizio Valenza, comunque).
La cosa che mi salta all'occhio a questo punto è il campionario di esternazioni che scoppiano quando salta all'occhio l'esistenza di una “collezione privata” da cui è possibile scaricare a scrocco materiale “coperto da diritto d'autore”. Ci sono alcuni hit di particolare successo, ripetuti a più voci proprio come C90 copiate.
Ecco! Io ritiro tutti gli ebook, d'ora in poi solo cartaceo. Lo sentivo quindici anni fa riguardo alle registrazioni MP3 prima che diventassero un mercato. Una cosa buffa? Mentre le registrazioni MP3 sono arrivate prima del mercato, con gli ebook è successo il contrario: non si sono diffusi prima di essere anche vendibili. Io avevo un ebook nel 1986. Era un numero della rivista Run, che era distribuita su cassetta e si leggeva a schermo. Un programma per ZX Spectrum componeva gli articoli e caricava immagini ed altri programmi dimostrativi. Dimmi tu se non era un ebook. Com'è andata a finire? Che la grande industria della musica è stata scossa da un terremoto mentre si sono fatte avanti delle realtà più modeste e diversificate. Oggi invece i rapporti di mercato misurano la febbre al cartaceo mentre l'editoria digitale è a divertirsi all'aria aperta in ottima salute.
Il discorso non cambia le regole fondamentali del gioco: vince chi indovina esattamente quante copie venderà. Chi indovina pagherà tutte le fatture, tutti i diritti e tutte le tasse sull'unghia. E anche il proprio lavoro.
Ma sto divagando: dicevi che vuoi ritirare gli ebook e tenere i cartacei da diciotto euro che non ti comprerà nessuno? Hai provato a leggere qualcosa da questi archivi che ti hanno segnalato? Più di metà dei titoli piratati sono scansioni in pdf, talvolta epub fatti (male) passando le scansioni all'OCR, talvolta epub fatti (peggio) direttamente con le immagini delle scansioni, senza il testo che ti aspetteresti in un epub: per leggerli devi tribolare per lo stesso tempo in cui leggeresti Delitto e castigo.
Come passatempo, il tempo passa: non te lo posso negare.
Anticopia! Non ci si può proprio permettere di uscire senza l'anticopia. La musica ha abbandonato l'anticopia definitivamente da alcuni anni. La cinematografia no, ma quello è un mondo a parte, dato che gli investimenti necessari per un film da botteghino occupano più cifre di quelle che noi mortali possiamo contare o capire. È industria e i corti amatoriali non reggono il confronto. Ma chi si permette di programmare in python su un mainframe il rendering di un esercito, soldato per soldato, ventiquattro fotogrammi al secondo, non ha tempo da perdere per considerare i lati positivi del tam tam della giungla. Si dispiegano le forze degli uffici stampa. Non ci si può confrontare con queste realtà: sarebbe come se la Corea del Nord aprisse la patta per fare a chi ha il missile nucleare più lungo con gli USA.
Come sarebbe a dire, che è successo davvero?! Oh beh.
È un dato di fatto che l'anticopia scoraggia il cliente serio ma non lo scroccone. Ci si mette di meno a sproteggere un'opera che a usufruirne regolarmente. Nel caso dell'anticopia editoriale ho contato di persona i passaggi: sono sette per leggere un libro mantenendolo protetto, e solo cinque per infilare un grimaldello infallibile nel lucchetto.
Ma il vero libro è di carta. L'ebook è qualcosa che leggo al volo e lo butto, se mi piace compro il cartaceo.
Errato: il vero liber è il volumen, il rotolo di papiro. Il tomo non è ecologico né pratico: due assi di legno con cui tenere insieme le pelli di una pecora che non era consenziente, ma vogliamo mettere? Devo sparare più lontano? Antichi saggi mettevano in guardia contro il pensiero fossilizzato dalla scrittura: la vera cultura è orale. Il dibattito tiene vive le idee. Cosa perdo tempo a scriverti tutto questo. Ribatti. Dimmi che ho torto, adesso.
Mentre mi confuti, io passo al ragionamento vero, che separa l'opera dal mezzo. Se c'è una figata oggi è che puoi scegliere il mezzo. Ti piace l'odore di carta? Comprati il tomo. Ti piace tirar fuori il telefonino fra il pigia pigia e continuare da dove ti sei interrotto sull'eink, se sei un matto come me che ho almeno tre aggeggi? Accattati il digitale. Ti piace infilare un bel segnalibro rosso in un tascabile? Ti fanno pure quello.
Hai messo il dito su un titolo che fra cartonato e digitale aveva meno del venti percento di differenza: bravo. Ottimo punto. Ti metto io l'altro dito su altri titoli che all'uscita vengono proposti a un prezzo più alto per il digitale che per il tomo. A scegliere questi prezzi non sono io, non sei tu, è qualcun altro che usa la propria libertà in modo a noi imperscrutabile, se non con intenzioni manifeste di puro ostracismo. Io personalmente depenno questi soggetti dalla mia lista personale di aziende serie, in entrambe le ipotesi. Tu, fai quel che ti pare.
Ma cosa te la prendi a fare. Lo fanno tutti. Eh no. Di tutte, questa proprio non la accetto. Io faccio quello che a me pare giusto, o se proprio devo, agisco come mi impone la legge, che ha la facoltà appunto di imporsi.
E a me appare giusto in primo luogo valutare ogni situazione con la mia testa, vedere oltre gli slogan e contare fino a tre prima di dire qualcosa. L'ho detto. Ho contato fino a tre. Ho anche cancellato dei pezzi che uscivano fuori strada.

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