13.6.13

L’esame

Capita di portare un manoscritto vecchio a fare una valutazione. Il manoscritto ha un tot di anni: nel frattempo il mondo è diverso, il panorama è cambiato e tu, soprattutto, sei un'altra persona.
“Facciamo fare una visita dall’editor” ti dicono all’accettazione. Ti siedi lì sotto i muri bianchi, su file di sedie di vinile che ospitano tanti altri che come te hanno un plico in mano da far vedere. Ci sono dei giornali sparuti del giorno prima, una vaschetta in cui infili la cartelletta che ti hanno dato con i dati del tuo paziente, e il crocefisso che un po’ ti guarda e un po’ ha gli occhi al cielo. Passano gli infermieri a raccogliere le cartellette dal fondo della vaschetta, e dopo un po’ di turni tocca al tuo.
“È vecchio” sentenzia l’editor. “Guardi questi valori: lo stile è cambiato.”
“Ma si può fare qualcosa?”
L’editor insiste con lo stetoscopio sul manoscritto. “Non saprei. Ci sono infodump nei bronchi, ma soprattutto le ossa hanno il midollo poco sviluppato, e l’intestino è pieno di metonimie che non portano a niente.”
Mette via lo stetoscopio; vi guardate. Twain, Poe e la Bronte ti scrutano severi dai suoi scaffali. “Ma la sinossi è stata fatta?” ti chiede l’editor.
“Prego?” Certo che no. Non hai mai avuto bisogno di fare una sinossi completa, tu. Povero manoscritto, deve fare malissimo.
“Sinossi. Il plico deve solo stare immobile durante il riassunto, e si vedono tante cose.”
Poco convinto, temi di averlo guardato con due fanali così. Hai un po’ di timore mentre compila l’impegnativa rossa per questo esame invasivo.
“Può svolgerla lei stesso” ti rassicura.
Così fai. Non puoi certo lasciare a chissà chi un manoscritto che ti segue da tanti anni, vecchio e fedele. Lo adagi vicino ai peluche dei muppet, su un fondo di scatola dove dorme sempre. Cominci piano piano dalla testa e segui le istruzioni: scena per scena, segni tutti gli avvenimenti, chi va e chi viene. E all’incirca sotto il plesso solare eccolo lì, il problema più grosso di tutti: una metonimia mancata. È decisiva, grandissima, e in ambulatorio non si poteva sentire. Non porta proprio a niente, non la riprende nessun’altra scena da lì ai piedi.
Il manoscritto ha capito, e ti guarda con gli occhi di chi ha capito.
Ma non sarà invano. Lentamente, una riga alla volta, prendi la tastiera e stendi tutto di nuovo. Bronchi liberi, ossa forti e tutti i riferimenti avranno capo e coda. Di tanto in tanto allunghi al vecchio manoscritto una carezza sulle scene che vi avevano emozionati di più, e quello scodinzola ancora una volta.

1 commento:

  1. Cacchio, quando l'editor chiede "Ma la sinossi è stata fatta?" sono scoppiato a ridere (cosa da non fare se sei in ufficio e i tuoi colleghi sembrano già abbastanza infastiditi dai toni alti di un pezzo dei soundgarden che erompono dalle cuffie del tuo ipod).
    Bel racconto, Vlad!
    Cosimo

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