6.4.13

Il bello di leggere digitale

Siamo nel Duemilatredici: fino a pochissimi anni fa leggere un libro immateriale era una trovata per pochi smanettoni, da liquidare come idea balzana. Non era come leggere veramente. Oggi è una realtà consolidata: sono circondato da colleghi e amici che si sono attrezzati, chi con il furbofono e chi con un aggeggio ad hoc, per questo tipo di libri nuovi. Il mio parere non conta. Che fossi pro, l'ho già sbandierato ampiamente. Qui sulla destra vedi (se non mi stai leggendo con un furbofono: in tal caso dammi qualche giorno per sistemare il tema mobàil e/o se mi provi a leggere con "Dolphin" ti ringrazio) che, su tre titoli di cui sto attualmente bullando la colpevolezza, solo uno si trova anche come cartaceo.
Presto arriverà un nuovo titolo da bullare (sorpresa!), ma oggi parlo da lettore. In che modo la lettura digitale mi cambia la vita?
Non nascondiamoci dietro un dito: è chiaro che l'esperienza di "andare a prendere" un libro immateriale su un catalogo online non può essere esattamente come entrare nel negozio, avvistare il dorso della copertina su una montagna di scaffali che arriva fino al soffitto, accomodarsi su una poltrona (sicuramente la tua libreria preferita ne avrà) e leggere qua e là a casaccio, quanto basta per farti un'idea.
Diverso non vuol dire peggiore. I talloncini di un centinaio di pixel non sono come le copertine 15x21, mentre non tutte le coste dei libri sullo scaffale sono leggibili: se il grafico editoriale si sentiva estroso, o se ha deciso che non aveva spazio e non ha stampato niente sulla costa, hai voglia a trovare il tuo libro a colpo d'occhio. È vero poi che dal negozio online mica posso leggermi il libro fino in fondo prima di decidere se voglio cliccare sulla carta di credito, ma molti online mi fanno scaricare un'anteprima (ad es. Amazon permette sempre di scaricare gratis il 10% circa del testo) da leggere comodamente sui mezzi o in pausa. Quale libraio mi fa uscire dal negozio con una fetta strappata da un libro, per decidere se mi piace o no, comodamente, quando ho tempo?
Così capita che io scarichi a manetta un sacco di anteprime seguendo percorsi improvvisati (un nome orecchiato in un forum, un suggerimento del software del negozio su un titolo dello stesso genere che ho appena letto, cose così) e me li legga uno dopo l'altro, come se avessi in mano quei pamphlet di sedici pagine che ti capitano in giro e che contengono le anteprime di alcuni libri cartacei appena usciti. Solo che il pamphlet dev'essere stato stampato prima, è un titolo oggetto di una promozione precisa da parte del suo editore (e se hai mai fatto un giro a chiedere a un tipografo degli opuscoli promozionali puoi farti un'idea dell'investimento), mentre l'anteprima digitale viene estratta al momento da quello che io, lettore, voglio valutare - senza alcun costo vivo, a parte la connessione dati.
Il risultato è che oso di più, esploro di più. Sfoglio libri che in libreria non vedrei neanche a chiederli: assoluti sconosciuti di cui non avevo mai sentito parlare prima e che giammai, soprattutto in un periodo di magra, potrebbero permettersi le cinquemila copie che sono il minimo per una distribuzione nazionale appena decente.
Mi piacciono tutti? Assolutamente no. Ma anche i pamphlet di cui sopra: ho calcolato che nel giro di poche pagine ne boccio circa quattro su cinque senza pietà, e sono stampe costate care a una redazione che scommetteva sicura sul mio acquisto. Mi dispiace per la scommessa, ma anche no: non posso farmene carico.
Ma se lascio sopravvivere poche proposte editoriali e ancora meno colleghi autopubblicati (per forza di cose, se pubblichi prima di accumulare esperienza su come costruire una prosa convincente, non è detto che arriverò a pagina due), le sorprese non mancano. E, indovina un po'?, la soddisfazione che provo come lettore è tanto più forte quanto più l'autore è indipendente. Qualche esempio?
Mara Fontana, "La guerra dei grandi tumuli" (ciclo "Nuova Galatia", indipendente)
Un'epopea di fantasy classico dal sapore militare e dalla scioltezza professionale. Al prezzo di qualche raro passaggio con scambi frettolosi di concetti (perdonabilissimo, considerando l'ottima prosa scorrevole - e se hai mai provato un editing su un tomo poderoso, sai bene che qualche cosa sfugge sempre), la vicenda di due guerriere che mi ha rapito fin dalle prime pagine che narravano la loro giovinezza.
Rita Carla Francesca Monticelli, ciclo "Deserto rosso" (indipendente)
Cinque stelline con lode. Narrata con piglio sicuro e senza sbavature, la storia carica di tensione di Anna a partire dalla decisione di allontanarsi a bordo di un "rover" sulla superficie di Marte fino al "punto di non ritorno", ovvero fino a non aver più sufficiente carburante né aria per tornare viva alla base della missione Isis. I retroscena si mischiano al racconto del suo gesto forsennato in un vortice che tradisce un'esperienza di tutto rispetto con le tecniche narrative.
Valentina Coscia, "Ultimo orizzonte" (Wepub)
La Spezia in un futuro imprecisato, che un muro sinistro (la "muagia") difende da un mare sinistro dopo un evidente innalzamento che pare dovuto al riscaldamento globale. Una popolazione tenuta nella placida ignoranza, retta dalla teocrazia di un Vicario ossuto, dedita ad arrabattarsi per sopravvivere, lasciando a due caste sociali i compiti rispettivi della manutenzione delle pompe della "muagia" e di ripescare i pezzi di ricambio con avventurose immersioni. Descrizioni imperdibili e un sapiente uso del dialetto ligure, una brutta maledizione, il comportamento imperscrutabile delle divinità e la pompa numero due che minaccia di rompersi. Imperdibile.
Di altre scoperte come Anna Tasinato (Ciesse) e Antonio Lanzetta (GDS), nei generi di fantasia in cui sguazzo, ho parlato tempo fa. Passo a un po' di narrativa non di genere, che non cattura spesso la mia attenzione:
Patricia Daniels, "L'elastico viola" (Ciesse)
Due sorelle parcheggiate dalle suore in tenera età quando i grandi non avevano tempo di spiegare loro i problemi dei grandi, la vita dura e ingiusta nell'istituto, e anche la vita dura e ingiusta fuori dell'istituto. E una volta cresciute, le malefatte di un nemico capace di devastare le persone e i loro rapporti: la droga. Un romanzo duro e senza sconti.
Sempre narrativa senza genere, la prossima autrice è un'eccezione, perché la conosco da suppergiù ventisei anni, essendo stati compagni di classe alle superiori. Ma trovare una persona in grado di partorire questa novella in due settimane è sempre una scoperta notevole:
Antonella Pfeiffer, "Un cassetto del cuore" (indipendente)
I due protagonisti, "io" e "tu", erano amici inseparabili da piccoli e sono rimasti legati da un filo che non si spezza. Non si sentono sempre, uno dei due ("io", la donna) si è fatta una famiglia, ma il legame non si spezza e rimane custodito gelosamente in un cassetto del cuore. Sono sempre presenti l'uno per l'altra, e lo sono anche quando la vita presenta uno scontrino di sorprese amare che costringono ad aprire il cassetto figurato e prendere decisioni. In tutti i commenti si trova la parola "intenso", e lo dico anch'io: una breve novella capace di muovere emozioni incontenibili.

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