14.3.13

Reader e la disfatta dei nomi muti

A luglio chiude Google Reader per scarso utilizzo. Per me, come per altri geek, è una doccia fredda: il syndication, una tecnologia che consideravo fondamentale, un sistema per seguire i blog che è elementare ed efficace almeno quanto la vite autofilettante e il chiavistello, giace inutilizzato.
Non è che non me lo aspettassi: quando parlo a una persona (intendo una persona normale, non esperta ma alla portata del concetto di blog) dei termini che riguardano il syndication, vedo regolarmente smorfie di disapprovazione e disgusto. E ci hanno ragione, ci hanno. Se senti dire syndication, cosa ti viene in mente? Uno strillone, forse; molto più probabilmente gente che protesta e manganelli che volano. O fastidi, o roba da cui stare alla larga.
Tutte le altre possibili parolone che potreste aver sentito richiamano in mente qualcos'altro che non c'entra niente, come feed e atom – oppure sono inospitali come le sigle cacofoniche rss e xml. Per finire con l'aggregator, che a orecchio sembrerà un molesto buttadentro o un animatore importuno, non certo il client con cui seguire millemila blog in un colpo solo.
Vi è una sorta di incantesimo legato ai nomi. Designare un oggetto o un concetto con un nome determina in gran parte come questo sarà percepito, e può fare la differenza fra la riuscita e il disastro. È per questo che si raccomanda, a progetto finito, di scegliere dei nomi "parlanti": cosa vorrà mai dire? Il nome deve spiegare non tutto, ma quel che basta per fare presa sui non addetti e non specializzati.
Quando Sony buttò la propria console per giocare sul mercato, nei lontani (informaticamente, lontanissimi) anni Novanta, sembrò una rivoluzione, come se nessuno ne avesse mai vista una prima. C'erano fin dagli anni Settanta, ma Playstation è stato un nome azzeccatissimo. Parlava. Lo è stato anche Walkman parecchi anni prima, tanto che subito abbiamo chiamato così i mangianastri da cintura anche delle altre marche. Uno entrava in negozio di hi-fi e non diceva mica "Voglio un lettore portatile di minicassette". Semmai, "Mi dia un c...o di Walkman". Mica sprovveduti, questi giapponesi.
Tornando al syndication, che è una tecnologia vecchia quasi quanto i blog e per tutto questo tempo ha fatto fare smorfie di disappunto a tutti, mi chiedo se la sorte di Reader potrebbe essere diversa, oggi, con una scelta terminologica più felice.
Perché il sistema è geniale: un trasferimento di dati piccolo piccolo mi informa solo delle novità e mi permette di decidere cosa mi interessa approfondire, ed è conformato in un modo tanto elementare che lo capiscono tutti i programmi: da Blogger a Wordpress, da Reader a Outlook. Ma già il fatto che io l'abbia chiamato syndication, graziandolo di un nome vero, è una specie di regalo: praticamente si trova solo la sigla rss, che aggiunge un really simple al syndication di cui sopra. Ma se già syndication non è parlante, figuriamoci una sigla che non orecchia niente di già sentito.
Di scommesse migliori ce ne sarebbero state? Senza scervellarmi mi saltano addosso all'istante già alcune banalità che avrebbero parlato senz'altro di più: summary, abstract, perfino un'improbabile sigla e-toc avrebbe fatto più presa richiamando il table of contents, l'indice di un libro.
Ma questo è il senno di poi. Ora migriamo su Feedly e servizi analoghi, poi i blog un giorno si stuferanno di supportare un sistema dal nome osceno. Toglieranno la criptica sigla xml e preferiranno spargere all'istante i propri articoli su tutti i social network conosciuti, perché oggi ci piace tanto essere sociali.

1 commento:

  1. come non concordare :D è già stato un miracolo se io stesso ho iniziato a usare i FEED RSS, cioè, non si può pronunciare neanche mentalmente!

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