15.12.12

QZERTY

Chi ha studiato dattilografia nel secolo scorso riconosce immediatamente la sigla: la tastiera italiana che fu, così com'era sulle macchine per scrivere Olivetti e sui sistemi M20, M30 e M40 del 1982. Nel 1983, il modello M24 adottava già una disposizione QWERTY come la conosciamo oggi, compatibile al 100% con la IBM italiana cod. 141.
Non è del tutto chiaro quale catena di eventi ci abbia portato oggi a lavorare tutti, senza più eccezioni su una 141 che scimmiotta il QWERTY degli americani, mentre i nostri vicini francesi hanno voluto mantenere a tutti i costi la stessa AZERTY delle macchine per scrivere. In realtà il motivo principale è chiarissimo: la pigrizia. Apple nel nostro paese ha resistito fino agli ultimissimi anni Novanta prima di abbandonare le tastiere QZERTY su porta ADB e capitolare adottando lo stesso standard dei pc: macchinari che si trascinano la compatibilità con i sistemi 8088 e 8086 dei primi anni Ottanta, imposti a forza di inerzia. Perché è stata mancanza di lungimiranza, la netta distinzione negli anni Ottanta fra computer come aggeggi per programmare e macchine per scrivere come, appunto, strumenti di lavoro di giornalisti e scrittori. Una presa di posizione che non ha previsto che, in futuro, il computer sarebbe stato lo strumento di lavoro universale e quindi anche per scrittori e giornalisti. Impariamo dai nostri vicini.
Perché mi sto accorgendo oggi della differenza fra le disposizioni? Dopo anni passati a digitare velocemente alla come viene, sto finalmente imparando la posizione corretta delle dita, e già dopo una sola settimana vedo enormi vantaggi. Posso guardare da un'altra parte, posso raccogliere meglio le idee, posso lasciare la luce spenta a ore antelucane.
Potevo imparare molto prima, avendo in casa un'insegnante di steno e dattilo e almeno un marchingegno Olivetti in casa fin da piccolo - per non parlare degli elaboratori che mi procuravo io stesso accumulando le mance, con cui ho imparato a programmare -, ma ai tempi per gli studi umanistici che ho scelto si usava carta e penna, e così niente motivazione a seguire uno studio in più. Ma con l'esperienza di questa settimana, trovo terribile la posizione della Z nella tastiera IBM cod. 141: ci inciampo sempre con il mignolino sinistro, mi rallenta in modo irritante, mi ricorda perché la disposizione nelle macchine per scrivere aveva relegato lì in fondo la W, che in italiano si incontra ben poco.
Chi mi conosce bene o lo sa già perché gliel'ho detto, o ha immaginato il mio modo di affrontare il problema: ho modificato il driver della tastiera. Si può: nel caso di GNU/Linux si può creare un proprio descrittore oppure ci si può scrivere un programmino di xmodmap per l'avvio automatico; nel caso di Windows c'è un comodo strumento della stessa Microsoft chiamato MSKLC (keyboard layout creator). La mia modifica: per ora, semplicemente scambiare W e Z fra loro. Dopo un paio di giorni di digitazione, sono ampiamente soddisfatto dei risultati.
Il prossimo test sarà impiegare una vecchia tastiera e un po' di adesivi per riprodurre fedelmente la QZERTY del modello M40, ma non fa parte dei programmi immediati. In ogni caso, quando succederà riporterò fedelmente l'esperienza :)

2 commenti:

  1. E così m'hai convinto ad informarmi di più, magari anche ad applicarmi a riguardo. L'unica cosa che so, è il significato dei due trattini sotto la F e sotto la J..

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    1. Allora non posso farti mancare due link in cui mi sono imbattuto. Il capitolo 108 degli "Appunti di informatica libera" illustra con dovizia di dati e immagini l'evoluzione della tastiera in Italia. Invece, un vecchio articolo sull'Apple IIc mostra la tastiera qzerty che poi è rimasta sostanzialmente invariata fino a prima del sistema OSX. Non è proprio identica alla Olivetti come disposizione dei simboli, ma senza dubbio entrambe facilitano la stesura in italiano meglio della 141.

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