25.11.12

Fantasmi, demoni e stregoneria

Due storie diversissime fra loro che ho letto di recente: La rosa e il pugnale di M.P. Black e I demoni di mezzanotte di Romina Principato. Almeno, la prima l'ho appena letta, la seconda un po' meno ma 1) non ne avevo ancora detto neanche due parole (male, perché merita eccome) e 2) l'una mi porta alla mente l'altra attraverso un filo sottile. Eresia, demoni, persecuzione, e anche due giovani donne alla scoperta del proprio mondo affettivo.
La rosa e il pugnale è ambientato ai giorni nostri. La giovane universitaria Amélie scoprirà di essere una sensitiva quando nessuno, oltre a lei, sarà in grado di vedere i fantasmi orribilmente sfigurati - per non parlare degli efficaci effetti olfattivi! - di chi è già morto ma non ancora entrato nella luce di cui parlano quasi tutti gli studi delle esperienze di premorte.
Come giovane donna attraente Amélie è alle prese con la turbolenza della propria sfera affettiva: coinvolta in una missione di studio architettonico collegata all'eresia dei Catari, si trova alla prese contemporaneamente con un fustacchione irresistibile e il beltenebroso che sperava di aver mollato. Ma anche con un fantasma insistente che agita le catene del luogo comune - assai pertinenti, dal momento che trascorse gli ultimi giorni da vivo come prigioniero in una segreta, incatenato in modo da non potersi rilassare neanche un attimo. Dei Catari si vocifera che custodissero anche un tesoro, ma ai fini della storia non interessa né la conferma né la smentita della sua esistenza, solo il fatto che dove si parla di un tesoro c'è anche chi lo cerca, e per trovarlo c'è chi è disposto a commettere rapimenti e omicidi.
Ci sono abbastanza elementi? Personalmente non sono abituato a così tanto "romance" in una storia, ma i protagonisti sono giovani e di bell'aspetto, via, possiamo ben concedere loro di cercare di godersi la vita: alzi la mano chi non ha mai sognato un po' di intimità con il fustacchione/la bambolona della classe. Una lettura scorrevole e piacevole, tanta azione, due sedute spiritiche e almeno una possessione.
Dall'altra parte, I demoni di mezzanotte vede una giovane del Cinquecento, Agata, alle prese con i problemi pratici della vita - acqua, cibo, soldi, furbacchioni al mercato - e con il proprio corpo che cresce e comincia a chiedere un corsetto nuovo e meno stretto, nonché ad attirare gli sguardi del figlio del signorotto di Cemmo. La vita dei contadini ci è presentata nel modo crudo della realtà: fame, freddo, ignoranza, malattie da cui non ci si poteva ancora difendere con l'aspirina di IG Farben, superstizioni che volevano il demonio dietro una banale infezione per la quale sarebbe stato troppo oneroso chiamare un dottore.
E sopra tutto lo spauracchio della persecuzione della Chiesa: la madre di Agata morì fra le fiamme con l'accusa di stregoneria, e anche per gli attuali abitanti di Cemmo non c'è molto da rilassarsi. Strane piaghe si mostrano su un neonato in una casa maleodorante e sporca. "Bella forza", diremmo noi. Ma ai tempi di Agata il primo pensiero correva al Diavolo e al Male, e quindi uno o più abitanti di Cemmo dovevano essersi macchiati di eresia. Per forza.
Ben scritto e minuziosamente documentato, Romina ci assicura che la storia della nostra Agata e delle altre donne sventurate che si sono trovate a passare del tempo nelle segrete, era estremamente comune. Uno sguardo su un nostro passato scomodo, tempi in cui lo spauracchio dell'ira divina e la superstizione ci comandavano a bacchetta.
Passato, neh? Finito di parlare della letteratura, perdonatemi una piccola digressione nel mondo che abitiamo. Proprio pochi giorni fa, in Pakistan è stata assolta la piccola Rifta, undicenne minorata accusata di aver bruciato pagine di un libricino di catechismo. Salta fuori che accusa e prove erano costruite ad arte, ma questo non avrebbe fermato la folla scalmanata: la piccola Rifta fu arrestata anche per la sua incolumità fisica, per evitarle il linciaggio. E processata per mesi, con il rischio della sentenza di lapidazione.
Ma il Pakistan è lontano, e noi occidentali ci sentiamo superiori al pericolo della teocrazia. Ci ringalluzziamo sventolando il pensiero positivistico, mentre dagli anni Novanta - quindi, non in un lontano passato precedente all'Ottocento industriale e al Settecento illuminato - diversi artisti sono stati accusati di aver istigato i propri fan al suicidio: ne sanno qualcosa i Judas Priest, Marilyn Manson, i My Chemical Romance e altri. È vero che nessuno di questi artisti ha ancora rischiato per questi processi - di cui ci si può facilmente documentare in rete - una condanna al rogo o alla lapidazione, ma è altrettanto vero che ai giorni nostri si sono tenuti procedimenti giudiziari nel massimo della serietà basati su accuse oltre i confini del metafisico.

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