28.10.12

Distopie locali

Visto che l'orologio mi concede un'ora in più e che oggigiorno gli apparecchi si sistemano quasi tutti da soli (la perlustrazione di casa due volte all'anno è un ricordo di passati lontani), rispolvero un paio di libri dell'anno scorso, rigorosamente underground. Uno, perché non ne ho ancora fatto favella, e invece merita: Il re nero di Maico Morellini. L'altro, perché si autoinvita coinvolto dalle analogie, e merita un giro fuori dallo scaffale: Notturno digitale di Incarico e Podestà, di cui ho già detto qualche parola.
Il re nero è un pezzo della scacchiera, ed è come Morellini ha immaginato il suo antagonista: calcolatore, pensa almeno tre mosse avanti, sta nell'ombra e muove il suo gioco. La scacchiera è "Polis Aemilia", una vasta città-stato formata dalla conurbazione di Bologna, Modena e Reggio, in un futuro in cui la vecchia nazione è smantellata, un territorio allo sbando in cui i comuni che non sono riusciti a organizzarsi come la Polis sono rovine inospitali in cui ogni angolo nasconde un'insidia fatale. Centro nevralgico della Polis è, forse ancor più della sede del governo Torre Imperium, il Policlinico dove si esercita il potere della scienza, di manipolare la natura umana conducendo esperimenti che richiedono di cavillare sui limiti etici.
Riccardo Mieli è l'uomo chiamato a risolvere la crisi: salvare un politico in vista dall'accusa dell'assassinio di una squillo. Nel rispetto della migliore tradizione noir, Mieli è un investigatore privato che incede nella pioggia scrosciante. Ma è anche un caso di scienza, come passato ospite del Policlinico e consumatore disinvolto di farmaci che fanno rabbrividire chi legge.
Quello che sta nell'ombra, invece, la cui faccia si dipana via via e quindi mica mi metto a raccontarla tutta subito, ancora più di Mieli mostra quanto ci si sia spinti avanti nel modificare un organismo umano: innesti, sostituzioni, la capacità di usare il proprio corpo in modi creativi, fino a farci capire verso la fine cosa sia stata questa "crisi dei Dissonanti" che avrebbe sconvolto la Polis anni addietro.
Come accennavo, leggere questo libro mi ha ricordato Notturno digitale per alcune analogie. Una di queste è la città-stato, in questo caso La Spezia - in un'Italia ormai in rovina, passata per un federalismo che avrebbe contribuito in gran misura a raderne al suolo la capacità di amministrare tutto il territorio in quanto stato. La Spezia è fortificata e un muro impenetrabile protegge l'acropoli dell'élite di potere, scienza e medicina dalla periferia che respira veleni e rifiuti tossici di industrie dismesse. L'altra sono i vistosi innesti corporali di Vega, la ragazza titolare della parte "digitale" del titolo, modifiche guadagnate in laboratori-lager dai sistemi di sicurezza infallibili. La presenza del vampiro invece è una differenza notevole! (Dopotutto, come ho già detto l'anno scorso, se uno è ancora con noi dal Quattrocento avrà pure il diritto di essere a fianco di un cyb-org tra cinquant'anni, no?)
Eppure, passato lo sbigottimento che proverei anch'io a scoprire che un tizio è un longevo non-morto, non c'è nulla di innaturale e la trama scorre dritta fino a risolvere l'instabilità degli eventi in un gran botto finale. C'è un'altra differenza che preferisco: da una parte Mieli lavora a fianco delle autorità per salvare la credibilità della Polis, dall'altra Vega e Altair si trovano a difendere i propri glutei di mostri indesiderati da un'amministrazione che vorrebbe passare sopra i loro corpi con un bel rullo compressore perché non sono eleganti. Le strade di entrambi i libri sono interessanti e sono state trattate con onestà e nel rispetto della verosimiglianza, perciò non ce n'è una delle due che preferisco sull'altra. Li consiglio entrambi per rabbrividire e fermarsi un attimo a pensare a dove stiamo andando.

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