8.8.12

Dark Roots of Earth, Testament (2012)

Secondo album del ritorno in forze dei Testament. A quattro anni dal precedente, a venticinque dall'esordio di giovinezza The Legacy: il gruppo è tornato anche negli "sweep" di Alex Ciuffo Bianco Skolnick che reggono gli arrangiamenti legandone le parti come la malta. Stilisticamente, me la sento di affermarlo: ormai sono di nuovo loro, i Testament con cui sono cresciuto, che cantavano di effetto serra e pena di morte su un sound arrabbiato, e di malinconia sulle "ballad" più struggenti di tutto il metal.
Le vicissitudini hanno portato il gruppo negli Novanta a un assalto sonoro molto più aggressivo, ai ritmi rapidi e violenti e ai ruggiti delle frange più estreme del death/thrash, almeno al pari delle grandi Esse: Slayer, Sepultura, Sadus. Una parentesi ultraviolenta, forse, ma soprattutto un tempo di amarezza e fatica. Rimasti prima in tre e poi in due su cinque, i nativi Eric e Chuck hanno affrontato le intemperanze di un mercato musicale che non è stato clemente con nessuno, e dopo il Duemila la lotta di Chuck* contro il cancro.
La band è di nuovo insieme, tranne il batterista Louie Clemente ma questo non è un punto saliente**.
Di nuovo come una volta, o di più? Tutti gli elementi si legano insieme: la furia di Eric, gli arrangiamenti di Alex, la sezione ritmica che non da tregua, e la voce arrabbiata di Chuck canta di tutte le preoccupazioni di un individuo indifeso nel mondo di oggi, dalla guerra all'ecologia alla politica dell'odio.
Ho particolarmente gradito il brano "Native blood", non solo per il tempo ultraveloce "blast beat" che dura quasi tutto il ritornello, ma anche perché i nativi Chuck ed Eric si tolgono un sassolino dalla scarpa parlando dell'uomo bianco che si è appropriato di tutto il mondo. Notevoli anche la title-track "Dark roots of Earth", il cui ritmo pesante parla di apocalisse ancor prima del testo, e la malinconicissima ballad "Cold embrace".
Preso il cd, preso il vinile: con quella stupenda copertina dello spirito della Terra, non potevamo lasciarlo lì.

* ma anche del chitarrista James Murphy allora insieme alla band: le disgrazie non vengono mai sole.
** Louie Clemente ha cambiato vita. Si occupa del lavoro e della famiglia, e chiunque ha provato a gestire contemporaneamente una famiglia e un progetto musicale sa benissimo che non gli si può rimproverare nulla. Louie si è perfino ripresentato sul palco nel 2005 dopo tredici anni che non suonava più a livello professionale, per accompagnare i vecchi amici in un tour.

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