11.4.12

Grindcore di riferimento

Lo attendo da quando hanno annunciato che a ottobre scorso si sarebbero ficcati in studio, e finalmente oggi scarto la protezione di plastica: Utilitarian, l'ultimo disco dei Napalm Death.



Il loro è grindcore; di più, è il grindcore. Quello originale, ufficiale.
Il messaggio grafico è chiaro: copertina in solo nero (più il giallo per il logo originale), un tondo racchiude il linciaggio di un poveraccio da parte di uomini d'affari, e tutt'intorno morte, occupazione militare, fame, potere, povertà, soldi. Praticamente è From Enslavement, 24 anni dopo. Vuol dire: è come se fosse il vero disco del 1990, siamo sempre noi, vedete. Siamo quelli del demo consegnato da Justin Broadrick, a cui non va giù il mondo occidentale, quelli del "genocide of the starving nations". Dai primi demo, si sa, la formazione è passata attraverso almeno un cambio completo, quindi il messaggio potrebbe essere messo in discussione. Ma io mi fido. Shane e Barney erano lì dagli inizi, anche al Mermaid, a pogare e a crederci.
E se sono ancora qui dopo gli anni Novanta e Ddumila, dopo vendite che sarebbero da fame per un gruppo musicale internazionale, dopo gli scleri per aver esaurito l'energia vitale in tour massacranti, dopo aver duplicato nastri a raffica per creare una scena, forse che in fondo in fondo il loro messaggio di temi ultraveloci e dissonanze e rabbia contro il sistema può ben valere di dargli un ascolto.
Un ascolto vero, non che io mi trovi "download subito gratis" associato a "utilitarian" nelle proposte di ricerca web, quando cerco la copertina perché non ho la porta dello scanner.
E all'orecchio però si sente, che tutto questo tempo è passato. Anche se l'intro è il caro vecchio muro di dissonanze ed echi con cui ci stupivano nel '92. La rabbia è di più, non di meno. Oggi si mostra di meno nella velocità a tutti i costi e di più nelle scelte di suoni schiaffo-al-timpano: del resto, quando si fa da quasi trent'anni un genere estremo e l'estremo si è raggiunto, c'è poco da esplorare nella stessa direzione.
Oggi Barney e Mitch vengono a patti con voci non sempre urlate, si sfruttano con più consapevolezza le interruzioni brusche delle chitarre, si dimostra in Everyday pox che anche i fiati hanno un posto nel grindcore. E poi i riff punk impossibilmente veloci come in Quarantined, il blast beat forsennato, brani che in poco più di un minuto hanno esposto tutto come Nom de guerre e Opposites repellent.
Il mondo che descrive Utilitarian è malato, molto più di quando aprivano il demo con Multinational corporations. Lo vediamo tutti i giorni, anche senza bisogno che ce lo si ricordi. Ora la protesta insistente dei Napalm Death è più interiore, meno esplicita, ma non meno amara. Anche in questa direzione prosegue lo studio dell'estremo: una musica della disperazione, nel cozzo frenetico contro il muro verso cui ci siamo scagliati.

Nessun commento:

Posta un commento