14.5.11

The grind that rocks

È notizia di maggio 2011: i Napalm Death sono in studio; l'album è previsto a ottobre.
Cercando in rete un preascolto del promozionale "Legacy was yesterday" mi imbatto non solo in un ottimo brano classico, furioso e selvaggio come sempre, ma immancabilmente nelle critiche scontate degli opinionisti della domenica – per esempio un poveramente argomentato "the grind that annoys", da cui ho parafrasato il titolo del post. Le opinioni della domenica sono le stesse che sento invariabilmente da tutti gli anni Novanta, da quando il metal estremo è diventato fenomeno di massa, uscendo dalle cantine per schiantarsi frontalmente contro la superficialità del pubblico qualsiasi. A seconda del periodo, vi siete lamentati sia che fosse sempre la stessa solfa (I abstain?), sia che si provasse timidamente qualche influenza moderna (Twist the knife slowly?). Mai contenti!
La verità è che i Napalm Death sono un gruppo musicale di riferimento per il genere, così come possono essere Intel per gli x86 e Rossi per i krumiri. Il genere è nato con loro al Mermaid pub, e la maggior parte dei dischi altrui hanno visto la luce perché loro prendevano maledettamente sul serio lo scambio dei nastri, quasi fosse una missione sacra.
Una dedizione encomiabile, fino a trovarsi ancora nel 2011 a registrare un disco di sano, onesto grindcore di riferimento. Dopo oltre vent'anni di vendite in bilico sulla soglia di sopravvivenza (te credo! Comunque lo giri, il grindcore non è un prodotto per il pubblico occasionale), tournée a tappe forzate che mettono a prova il corpo, la mente e la gola, eccoli qua. A ottobre non me lo perderò.

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