13.3.11

Libertà di documento

LibreOffice salverà l'indipendenza dell'Opendocument? Raccoglierà il testimone di OpenOffice? OpenOffice ha davvero lasciato un testimone da raccogliere?
È un dato di fatto: Sun non esiste più. Con essa, Oracle ha acquisito progetti su cui poggia, a mo' di zampe, il libero scambio di informazioni. Progetti che fanno da infrastruttura a una buona fetta di internet (Mysql, Java) e da riferimento per la gestione di documenti (OpenOffice.org) in un formato chiaro, dalle specifiche disponibili pubblicamente, già adottato da ISO come standard internazionale. Sono passati due anni. Dopo questo tempo, come si pone Oracle in base alla comunità internazionale?
Lo sviluppo continua come prima, o i progetti di Sun sono trattati come giocattoli scintillanti acquistati da un bambino geloso?
Era una domanda tendenziosa e ingiusta: cerchiamo i fatti. Delle cause intentate da Oracle a Google e altri competitors per Java e i suoi brevetti non so molto, ma è un dato che posso misurare (poiché il mio lavoro quotidiano ha a che fare con installazioni e manutenzione di pacchetti software) il fatto che le release di Java targate Oracle si facciano riconoscere per i malfunzionamenti della configurazione, e non per le innovazioni. Oracle però fa anche dell'innovazione: delle nuove versioni di Mysql si narrano prestazioni mai viste, per esempio. Ma l'azienda Oracle, si sa, ha sempre avuto un debole per i database. E il progetto di cui stiamo parlando, invece? Che ne è della suite di produttività di casa? È assolutamente manifesto come i progetti non-Oracle legati a essa siano stati congelati all'ultimo numero targato Sun: 3.2.0. Dalle migliorie apportate da Novell (www.go-oo.org) al progetto Openoffice Portable: tutto fermo.
Ma OpenOffice è ben più che la suite di produttività della casa. Grazie alla contribuzione di privati, aziende diverse e associazioni non-profit dislocate nel territorio, grazie alla piena adozione di OpenDocument, da anni è un progetto di punta e una garanzia per l'umanità: oggi è possibile gestire e scambiare documenti, e lo sarà anche domani. Può un software di questa importanza non essere indipendente dalle decisioni di una singola azienda? Diverse teste di questo e di altri progetti collegati si sono sentite preoccupate, al punto di pensare a una nuova entità che si occupasse non di database, non di intentare cause per brevetti, bensì dello sviluppo di questa suite.
Sono nati in questo clima il progetto LibreOffice e la fondazione The Document Foundation – anzi, la Fondazione ha cominciato a lavorare prima ancora di essere costituita. Per meglio garantire la libertà e l'indipendenza de progetto, si è scelto di aspettare che si facessero avanti le donazioni di privati e aziende per raccogliere i fondi necessari – sia per costituire legalmente la nuova entità, sia per coprire i costi aziendali e di infrastruttura. La risposta della comunità è stata pronta, superando in poco tempo il primo obiettivo.
Come si pone quindi The Document Foundation, in contrapposizione a Oracle, rispetto al progetto di punta? Tornando alle domande poste all'inizio, LibreOffice raccoglierà il testimone di OpenOffice? E Oracle ha davvero lasciato cadere a terra un metaforico testimone?
Pare di sì, e neanche metaforicamente, se è vero che parte dello staff di OpenOffice.org ha dovuto abbandonare la via vecchia per seguire quella nuova. Un dato di fatto: allo stato attuale, a pochi mesi di vita e nel momento in cui The Document Foundation ha appena raccolto i fondi per costituire legalmente la propria esistenza ufficiale in Germania, solo lo sviluppo di LibreOffice sta andando avanti, apportando migliorie e correzioni per il bene di tutti e a pieno ritmo.
Chi vuole, può anche donare qualche euro per contribuire a garantire questa indipendenza. Se fate conto che, per la licenza d'uso della suite di produttività più diffusa, il prezzo minimo richiesto a un utente supera i cento euro, l'esigenza di The Document Foundation distribuita su tutto il bacino d'utenza è estremamente esigua.

Nessun commento:

Posta un commento