31.5.10

No EAP

Oggi è la giornata indetta da Writer’s dream contro l’editoria “a pagamento”. Alcuni di noi la chiamano “a pagamento”, altri di noi “con contributo”, in ogni caso indica una situazione in cui l’autore partecipa, in tutto o in parte, alla copertura dei costi della produzione e della promozione del libro. Linda Rando e il Writer’s dream propongono anche un articolo standard di informazione sull’editoria a pagamento: val la pena leggerlo, è interessante.
Si potrebbe obiettare che la pubblicazione con contributo sembri l’autoptoduzione. Io stesso, avendo ficcato lo zampino negli anni Novanta in vari progetti autoprodotti, dalla musica ad uno sparuto numero di ’zine, se così fosse dovrei starmene zitto. Ma l’autoproduzione differisce dalla pubblicazione con contributo in un dettaglio importantissimo, sostanziale: l’autore che si autoproduce è consapevole di nuotare contro corrente, investire in proprio e occuparsi a tutto tondo di cose che ben poco hanno a che fare con la creazione artistica. Nella pubblicazione con contributo esiste un operatore che appone il proprio marchio su un prodotto, dando la percezione che questo abbia passato indenne una valutazione e sia meritevole di investimenti e sforzi promozionali.
Senza spingermi a considerazioni morali, ci sono due lati su cui penso valga la pena di riflettere. Uno è: ma quanti sono questi libri? E poi: chi li legge? Basta cercare “editore” o “editrice” su un motore di ricerca e dare un’occhiata ai risultati per fare qualche considerazione. Dei molti operatori che si trovano, si noterà la direzione dello sforzo promozionale di molti. Vedrete un cubitale “Pubblica il tuo libro!”, anziché “Acquista i nostri bellissimi titoli in un solo click”. È bello pubblicare il libro, ma cosa succede dopo? Chi lo legge, se i prossimi che passeranno vedranno solo “Pubblica il tuo libro!”? Acquistare spazi televisivi e sulla prima pagina dei quotidiani per scrivere “Pubblica il tuo libro!” è una manovra da guardare con sospetto. Il costo di questa pubblicità è alto, ed è interamente rivolto allo “scouting”, ovvero alla ricerca dei nuovi talenti: rimane qualcosina da investire per la promozione di un titolo? Esperienza insegna che non c’è bisogno dello scouting, finché si lascia una porticina di dietro mezza aperta.
Fin qui la mia posizione non è chiara? Collaboro con una casa editrice che rifiuta categoricamente il contributo editoriale, e sono convinto di questa scelta. E il romanzo nel mio cassetto aspetta il visto di una redazione imparziale. Penso che accettare o fornire un contributo, o anche solo mostrare un tentennamento, porterebbe un grave danno di immagine, sia come autore sia come membro di una redazione.
Per l’approfondimento segnalo per l’ennesima volta Luca “Jair” Baccari, che più di una volta ha prodotto video informativi, e l’editore di Lecce Aldo Moscatelli, che si è spinto fino a un esaustivo manifesto contro l’editoria a pagamento in cui è analizzato il panorama con dovizia di particolari.

2 commenti:

  1. Articolo assolutamente perfetto. Ovviamente condivido in toto! Per il tuo capolavoro, Vlad, vedrai che prima o poi riuscirai a trovare l'occasione giusta. ;)

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  2. Ah ma io sono tranquillissimo. Non userò certo il manoscritto per coprirmi di ridicolo, e nel frattempo può starsene ben chiuso nel cassetto. Magari intanto riesco a dedicarmi al mistero della salma decapitata della stesura in corso :)

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