1.3.09

Nemici da debellare: il giro di parole

Parliamo per farci capire; scriviamo per farci leggere. Quando formuliamo un pensiero e decidiamo di comunicarlo a chi ci sta davanti, la nostra mente lo traduce ini tempo reale in parti del discorso che il destinatario ricomporrà. Se tutto va bene, comprenderà il concetto che desideravamo esprimere.
Parlando, alcuni giri di parole scappano. Scrivendo, le moderne tecnologie ci permettono di premere Backspace ed eliminare l'eccesso: dobbiamo farlo, perché le parole in più, prive di significato, aggiungono tanto fumo e allungano la ricostruzione del messaggio iniziale. Il nostro destinatario ha tante cose da leggere, mica solo noi. Dobbiamo averne rispetto.
Prevengo eventuali domande: l'esempio che segue è farina del mio sacco; il contenuto dei manoscritti in valutazione e in editing è strettamente riservato.
Ripresero a ritroso la strada che avevano percorso dal cortile.

Anche le piccolezze contano, soprattutto quando stiamo facendo due maroni così al fruitore per descrivere a raffica una scena concitata, lui non vede l'ora che arriviamo al dunque e siamo costretti a ficcare complementi indiretti (“a ritroso”). Ogni parola in più è nemica di chi legge.
Ripresero a ritroso la strada percorsa dal cortile.


La ragazza colse un movimento di un grande corpo scuro con la coda dell’occhio.
Non poteva essere sicura che fosse una delle altre cavalcature che avevano lasciato vicino all’ingresso del loro cortile, ma guardò meglio dove aveva notato l’ombra.

Se anche il poco conta, figuriamoci il tanto. 1) i casi non sono poi tanti: o è, o non è, o può essere, o non può essere (e allora non è), o è sicura che sia (ma potrebbe non essere), o non è sicura che sia. Se non può essere sicura che sia, è proprio troppo;
2) dove aveva notato l'ombra: e dove, altrimenti? In tasca? Per terra?
3) Il cortile ha un ingresso, OK. Lo hanno molto luoghi. Se tanto la valutazione quanto l'oggetto valutato sono al di fuori del luogo, ce ne frega qualcosa di sapere se è vicino all'ingresso, alla scala A o alla scala F?
La ragazza colse un movimento di un grande corpo scuro con la coda dell’occhio.
Non era sicura che fosse una delle altre cavalcature che avevano lasciato vicino al cortile; guardò meglio.

Poi ci sono i professionisti. Gli operatori del settore. Quando una persona lavora con le parole, ogni cosa che dice è una demo del suo modo di operare.
Abbiamo come fine la divulgazione di opere il cui valore sia effettivo.

1) L'ultima proposizione subordinata ha il solo fine di specificare un attributo al sostantivo "opere". C'è motivo per ricorrere a un'intera proposizione subordinata?
2) Esistono opere dal valore inesistente? In cosa differiscono le opere dal valore effettivo rispetto alle opere di valore?
3) Il "fine" poteva essere soggetto: è il protagonista della frase. Vedendo le proposizioni come una tavola imbandita, il soggetto e il complemento diretto sono i due posti a capotavola; chi vi siede è importante. Se ai posti di capotavola mancano dei bei sostantivi, non si sa più cos'è importante, è come un articolo senza il titolo, o dal titolo fumoso. Se il soggetto di una proposizione è addirittura spostato in una proposizione satellite, siamo disorientati. Nell'esempio, la proposizione satellite diventa grammaticalmente la principale: siamo più che disorientati, è come camminare sul soffitto. Pancia in dentro e petto in fuori: Soggetto, predicato, oggetto. Il nostro fine è la divulgazione.
4) Esiste un motivo per divulgare opere senza valore? Sì, se chi le ha scritte copre le spese; ma non parlavo di questo. No, non c'è: ogni comitato di lettura serve a mettere fuori dalla porta (gentilmente, magari fornendo spiegazioni e consigli) le opere mancanti di valore. L'intero periodo è aria fritta e può essere depennato per passare al resto.
Non c'è il resto?! Oh my. Allora nessuno ha detto niente.
Giri di parole: se li conosci, li eviti.

1 commento:

  1. ottima riflessione! quanto servirebbe prestare veramente attenzione ai giri di parole!!! :) notte! ;)
    Dan

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