12.2.09

Napalm death

Quando ho letto dell’esistenza dei Napalm death per la prima volta era il 1991; avevano già alle spalle un disco e mezzo dopo un apparente cambio di stile radicale. Un giorno erano i pionieri del grindcore, una strana emanazione del punk ancora più scarna, brutale, frenetica e minimalista; il giorno dopo le riviste di musica gli chiedevano, “La vostra è una svolta verso il death metal?” Quale onta.
Ad affinare l’orecchio, il cambio di stile non era chissà cosa. Quello c’era già stato. Ma essere pionieri è una cosa seria; talmente seria che anche i membri delle due formazioni presenti alle due sessioni del disco “Scum” se ne sono andati tutti in breve tempo.
Esiste dimostrazione migliore che le idee, le visioni a volte sono superiori alla nostra prospettiva limitata? Sopravvivono a chi le ha concepite e anzi, a volte salta fuori che c’erano già prima; bastava guardare bene. Chi ha creato un genere non è rimasto. Chi è arrivato dopo, ha saputo proporre gli stessi brani con la stessa grinta, la stessa convinzione, lo stesso stile di chi li ha scritti per poi scappare. Questi erano i primi tempi; dal 1992 non c’è più stato un cambio di formazione, fatta salva la disavventura di Jesse Pintado – mai sostituito. Fanno diciassette anni insieme.
I Napalm death sono così: hanno qualcosa da dire, la dicono. Hanno una verità da esporre, la espongono. Non si perdono in assoli gratuiti. Buttano fuori tutta la loro valanga di argomenti con un muro di suono dirompente e una grinta inimitata.
Time waits for no slave” è quello che avevano da dire quest’anno. In modo diretto, rapido, ma non indolore. Non avranno pietà nel farci sapere cosa pensano del braccio forte del potere e della schiavitù di oggigiorno.
Ascoltare i Napalm death è anche un po’ incazzarsi quando si leggono notizie spiacevoli sui giornali, o quando c’è uno scherzone in busta paga, non è solo pogare insieme. Però è giusto così. È proprio maledicendo chi ha appena emanato un decreto ingiusto che si apprezza il grindcore allo stato puro, non diluito.

Nessun commento:

Posta un commento