28.12.08

Cose che capitano

Entro nella sala d'aspetto del dottore di malavoglia. Sfido, sto male. La folla già presente non mi aiuta a tirarmi su.
--- Chi è l'ultimo? --- chiedo, seguendo un galateo antico che ogni giorno temo di trovare ormai in disuso. I presenti si guardano l'un l'altro, come se avessi chiesto una cosa troppo difficile per chi non ha preso 27 in Matematica II. Cazzo, è proprio in disuso.
Sto per rassegnarmi a memorizzare le facce quando la signora alla mia destra esclama convinta, --- Io!
Tutti i presenti, sollevati che qualcuno abbia trovato una risposta, tornano alle proprie faccende di attesa. Sono molto impegnati. Il tizio alla finestra si sta facendo ballare nervosamente le monetine in tasca e mugugna una nenia con una voce da oltretomba. Posso capire che sia innervosito, dallo studio del dottore si levano parole sillabate con impazienza: la stessa sorte capiterà a tutti noi a turno; chi prima, chi dopo. Quando la porta dello studio si apre, la signora alla mia destra schizza dentro. Sì, quella che si era spacciata per l'ultima.

Mi siedo, sconsolato. Mentre scuoto la testa perché ho assistito alla morte di un'usanza che credevo eterna, bussano. Chi bussa alla porta di una sala d'aspetto? Non lo sanno neanche i presenti. Tutti si guardano, cercando nelle facce reciproche un segno di comprensione. La signora prima/ultima intanto ha finito, prende il cappotto ed esce. Un'altra persona entra nello studio. La porta della sala d'aspetto è stata aperta, se qualcuno avesse bisogno lo sa, l'ha visto: è una sala d'aspetto. Ci sono tutti. Si può entrare. Suonano.
Sguardi frastornati, di nuovo. Qualcuno dovrà aprire, e non lo farà il dottore perché sta discutendo animatamente con il paziente dopo. Apro a un giovane sulla trentina, dall'aria assonnata. Non saluta, non chiede chi è l'ultimo, guarda la sala per un microsecondo e conquista il posto libero vicino alla finestra, di fianco all'uomo che cantilena nervosamente dall'aldilà. Possibile che alla sua età non abbia mai avuto bisogno di una sala d'aspetto?
Domande senza risposta. Quando arriva il mio turno, l'ho capito contando i volti. Entro, mi faccio compilare un certificato.
--- Non prenda niente --- mi prescrive il dottore. --- Non ne vale la pena.
Ringrazio, esco e mi infilo nell'autobus che sopraggiunge.
Hanno cambiato la voce automatica che annuncia le fermate triangolando l'autobus col GPS. Sembra meno sintetica, forse è una registrazione. Qualunque cosa sia, ora canna i nomi e annuncia che presto arriveremo in via Mario Pàgano.
Scendo.
Oh, se Pàgano, io voglio esserci.

Ma come caspita si fa a rimanere sani di mente a Milano?

3 commenti:

  1. semplicemente stupendo...perché non fai una raccolta di mini-racconti simili? Vita a Milano...allegorie di una città...fantastico! ah poi dimmi dove pagano, così faccio un salto! ;)
    ciao!
    Dan

    RispondiElimina
  2. Ciao.. sono capitata qui dal forum Lands & Dragons!
    Generalmente la segretaria del mio dottore segna su un foglio l'ordine dei pazienti per non creare confusione. L'unico giorno che la poverina si è messa in malattia, nella sala d'aspetto ne sono successe di tutti i colori!! Entro e, vedendo una decina di persone, chiedo (ebbene sì, io ancora rispetto quest'usanza!) "chi è l'ultimo?" ...tutti si osservano, si guardano, pensano e... puntano il dito verso di me O_O non è possibile.
    "Ehm... intendevo chi è l'ultimo PRIMA DI ME" ..."ah"...

    Ciao!

    RispondiElimina
  3. :D
    Mitica scena anche quella. Le comodità viziano la gente, vero? Fra le tante usanze mi pare sensata, quindi continuerò a seguirla fino alla fine dei tempi. Forse ho avuto un medico dotato di segretearia, una volta, non la dottoressa di adesso. Ciao!

    *bisbiglio a Dan* l'allegoria non è quella! ^^
    La nota è un pochino romanzata, non Pagàvano e non sono sceso a quella fermata. Ma mi sono ribaltato quando la voce ha annunciato la fermata dopo (Pagàno / Quinto Alpini): "Pàgano cinque alpini"!
    Il sesto soldato è in esubero: niente assegno.

    RispondiElimina