8.5.08

“Prego”

Stazione della metropolitana, ai limiti del mio ritardo, il convoglio è fermo con le porte aperte. Probabilmente anche il convoglio che lo precede avanza a fatica e il conducente non ha ancora il permesso di chiudere e proseguire. Dietro le porte un muro di carne di pendolari sbarra l'accesso. Maschere di ansia, tutti già pronti a scendere per correre chi in ufficio, chi al corso, chi in stazione.

Scorro tutte le porte fino a trovare lo spazio angusto per un essere umano dove potermi infilare senza recare noie al prossimo. Dopo un buon minuto il convoglio ha la via libera e parte; alla fermata dopo sono io il muro umano che impedisce ad altri di salire. Mi dispiace, non c'è proprio posto, anche a stringersi.
Più avanti, nella concitazione calpesto l'angolo della scarpa di un altro pendolare. Mi sbraccio per fargli capire che sono dispiaciuto e mortificato. Ho l'mp3 nelle orecchie, se mi scusassi a voce potrei fare una figuraccia peggiore assordandolo. Se possibile, comunque, l'uomo mi dice l'unica formula possibile per farmi sentire peggio.
"Prego."
Non, che so, "Non fa niente." Oppure, "Si figuri." "Non si preoccupi." "Non ho neanche il piede nella scarpa, l'ho perso in una rissa." Invece sceglie "Prego."
Come dire, "Sì grazie. Se vuole pestare l'altro piede si accomodi."

1 commento:

  1. O_o Mamma mia!!... questa a me per fortuna non è mai capitata! credo che resterei talmente male da scappare via di corsa piangendo..eehheeh.. ma come si fa? certa gente meriterebbe davvero che gli si pestasse pure l'altro piede...e magari anche che, trasalendo per il dolore e la sorpresa, si schiacciasse un dito fra le porte della metro... eccheccavolo! -.-

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