31.5.08

Dimostrare la paternità: il timbro postale

È semplicemente uno dei metodi per poter dimostrare la paternità di un'opera scritta. Con questo post non intendo sostenere che il timbro postale sia il migliore, semplicemente esiste e ha i suoi lati belli e brutti.

Per cominciare, è meglio se il timbro postale compare sull'opera stessa. Motivo molto pratico: se il timbro è su una busta sigillata, si potrà dimostrare la data dell'opera solo una volta.
Tuttavia, solo pochi racconti sono così brevi da poter essere stampati su un foglio solo. Che, devo spendere 60¢ di francobollo su ogni foglio? Neanche per idea. Se lo facessi, non sarebbe un metodo economico.

Per cominciare, dal momento che ci stiamo per rivolgere alle Poste, l'oggetto che chiederemo di timbrare dovrà avere la forma di lettera. Le istruzioni chiedono gentilmente di indicare un mittente e un destinatario. Sul primo foglio faremo in modo quindi di stampare due volte il nostro nome, cognome e indirizzo in modo che sia chiaro e inequivocabile qual è l'uno e qual è l'altro.

Lasceremo anche spazio per due frasi che le Poste chiedono di apporre, di proprio pugno.
La prima è:
Si richiede l'apposizione del timbro postale per la data certa.
L'altra, che possiamo risparmiare se l'opera è così breve da stare sul primo foglio, è:
Documento unico composto da n. ### pagine.
Ciascuna delle due scritte dev'essere corredata da data e firma.
E' abbastanza intuibile, ma giova specificarlo (non si sa mai), che la data dev'essere la stessa del giorno in cui ci si presenta per il timbro.
Perché dobbiamo specificarlo, se è la stessa data? Perché sì, naturalmente. Non stiamo scrivendo una lettera qualsiasi: stiamo preparando un documento che (fate gli scongiuri!) un giorno potremmo trovarci a portare in tribunale per impugnare un plagio.
In tribunale non si va in jeans e polo. Ci si presenta in completo, cravatta e camicia stirata. Bisogna convincere il magistrato della nostra serietà. Il documento dev'essere impeccabile.

E' sufficiente indicare il numero di pagine, dunque? Dichiaro che le pagine sono tot, ne numero tot nella stampa ed è tutto OK?
Assolutamente no.

Le pagine vanno numerate nella stampa, ma bisogna dimostrare in modo inequivocabile che tutte, dalla prima all'ultima, fanno parte di un unico corpo e che dal momento del timbro nessuno può averle falsificate.

Per cominciare, il plico di fogli dev'essere pinzato (è proprio il verbo usato dalle istruzioni, quindi munitevi di una bella graffettatrice grande e precisa, in grado di perforare molti fogli). Si consiglia di graffettare tre o quattro punti sul lato sinistro, in modo che poi il plico si possa sfogliare come un libro.
A ogni punto di congiunzione fra una pagina e l'altra si deve apporre un timbro e una firma a cavallo fra le pagine. Armatevi di pazienza e fate molti esperimenti, perché le pagine di mezzo di un plico molto corposo vi faranno impazzire.
Che tipo di timbro? Un timbro qualsiasi. Andate a comprare un timbro componibile e scrivete nome e cognome e qualche informazione, che so, il telefono e l'email, o il sito web e il codice fiscale.

Giunti a questo punto dovremmo avere ottenuto un bel lavoro, presentabile quanto sicuro. Ci presentiamo allo sportello delle spedizioni, paghiamo un timbro corrispondente alla tariffa per lettera per il peso del plico (no, non credo che 60¢ proteggano un intero romanzo stampato su carta 80gr/mq ^^) e ce ne andiamo soddisfatti.
E poi?

Poi, il plico timbrato ci accompagnerà per molto tempo. Lo terremo al sicuro e faremo in modo che non subisca calamità varie, come terremoti, alluvioni o essere dimenticato indietro in un trasloco.

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