4.4.08

Lo spettatore non è nato ieri

Non si può prendere in giro il fruitore. Un poliziesco non può presentarmi un foglio di carta A4 o Letter (sarà Letter, i polizieschi sono tutti di là) con una singola impronta, bella, nitida, che si stampa bene in vista in viola con i vapori, come se uno estraesse il foglio dalla risma con un dito solo e lo ficcasse nella stampante a getto con i guanti in lattice. Non posso vedere l'agente che perquisisce una scena per 50 minuti ininterrotti e poi mi fate vedere il dettaglio della pallottola bella in vista sotto il tavolino di una stanza appena risistemata, come se 50 minuti prima fosse nascosto.
In una trama SF che vorrebbe porsi come credibile non posso accettare il professore che è già nei guai fino al collo, è stato appena informato che non potrà circolare liberamente e la sua speranza di vita è legata alla sua voglia di collaborare--e la prima cosa che fa appena gli mandano una studentessa in stanza è strapparle la camicia e sbatterla sul letto. Lo farà dopo, quando l'adrenalina non gli riduce lo strumento principale a una nocciolina.
Non posso più tollerare la sollecitazione delle ultime parole del personaggio moribondo. Quando per terra c'è un lago di sangue e il fedele collega lo regge in modo da far rabbrividire chiunque abbia seguito una lezione di pronto soccorso, lo scuote e insiste--COSA?! NON HO CAPITO! DEVI DIRMELO!
Non posso bermi le scene di isteria ingiustificate, le grida concitate, durante il normale lavoro di un'équipe senza che si stiano presentando almeno tre o quattro disgrazie contemporanee tali da mettere tutti in serio pericolo immediato di crepare sul posto.
Avete le capacità per rendere le vostre scene più credibili. Siete professionisti, vi pagano apposta.
Fatelo, per favore.

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