1.2.07

Chiedi chi erano i Curve

1992, o 1993, chi se lo ricorda. Avevo la tessera del noleggio CD. Ogni tanto capitavo ad uno di quei negozietti e tiravo su uno o due dischi. Costava meno che comprarli, poi si sa, allora lo scambio di musica funzionava così. Uno doveva contattare gli amici, sapere cosa cercare, insomma era proprio al noleggio CD che andavo alla scoperta di novità.
Tipo un disco strano di un gruppo che non avevo mai sentito prima. Novità, no? La copertina non è che fosse eccezionale di per sè: band in stampatello, titolo in stampatello. 'Doppelgänger', un termine in terra di confine fra misticismo, squilibrio mentale e terrore dello specchio. Sullo sfondo, una catasta di bambole di plastica vecchie, rotte, che hanno fatto il loro tempo. Poteva essere già allora un presagio: la nostalgia avrebbe accompagnato per sempre il mio rapporto con i Curve.
Il disco in sé era indescrivibile. Ascoltare la 'Already Yours' che lo apre è stata un'esperienza folgorante, esattamente come a suo tempo 'Holy Wars' dei Megadeth. Allo stesso modo, infatti, non solo era un perfetto biglietto da visita per il resto dell'album, ma portava con sé un messaggio inequivocabile per le mie orecchie. Non avevo mai sentito, e non avrei mai più sentito, nulla di simile.
'Doppelgänger' era un muro di suono pazzesco, dall'inizio alla fine. In ogni momento, lo spettrogramma era riempito in lungo e in largo dagli strumenti in overdrive. Chi altri proponeva un assalto anche solo paragonebile? I Bolt Thrower, certo. Quanti al di fuori del grindcore?
Ad accompagnare quest'offensiva micidiale, la voce assolutamente sensuale di Antonia 'Toni' Halliday cantava rigorosamente di malinconia, cuori infranti e occasioni perdute. Anche lei riempiva alcune tacche dello spettrogramma: una modulazione di tutto rispetto. Giuro che non ho capito subito che la cantante fosse una sola.
La cassetta mi ha accompagnato nello stereo per anni. Non ascoltavo solo quello, è chiaro, ma per me ha rappresentato una sorta di leggenda personale. Una profezia che un giorno avrei trovato lo Scaffale Promesso, con il resto della loro discografia. Nel 1992 avevano alle spalle solo un album e 3 singoli, ma vallo a sapere: a chi sarebbe venuto in mente nel 1992 di andare a chiedere nella telematica? Non tutti avevano il computer, io stesso non avevo il modem, non tutti gli informatici si interessavano di musica e viceversa. Così chiedevo a chi capitava.
'Ho capito, i Cure. Abbiamo tutti i loro dis...'
'No, no. Si chiamano Curve. Li avete?'
'Mai sentiti nominare.'
Tante cose sono successe da lì fino al 2000. Sia alla mia vita, sia al mondo. Tutto ciò che ci interessa adesso è che avevo sempre quella cassetta di 'Doppelgänger'. Vecchia e consunta, a volte è finita in fondo al cassetto, ma non l'ho mai abbandonata. Ogni tanto la tiravo fuori e ascoltavo quella voce suadente e malinconica, 'il disco del gruppo di cui non scoprirò mai niente'. Poi ho visto su uno scaffale al Virgin una prova che mi sbagliavo. Il titolo era 'Come Clean', datato due anni prima. Prima ancora di poterlo ascoltare e sentirne le meraviglie, mi sono fatto schernire dal segno dei tempi. Con la mia mente limitata, tutto preso dalla mia stupida convinzione, non avevo mai pensato di usare uno di quegli strumenti che sarebbero stati fuori luogo nel 1992.
Era scritto bene in evidenza: www.curve.co.uk. Negli ultimi anni, grazie alla stravaganza di Tiscali, anche nel nostro piccolo paese la rete stava entrando in casa di tutti. Potevo cercare e trovare, informarmi, divorare biografie e interviste come non mi sarei mai sognato di fare prima, quando toccava prendere giornali e sperare di contattare un esperto.
Così, browser alla mano, ho potuto godere a un nuovo livello del brano introduttivo 'Chinese Burn' di questi nuovi Curve. Un nuovo biglietto da visita, dal sound ancora più aggressivo e intransigente. Più rabbia, più frenesia, più soluzioni elettroniche.
Fin qui ho illustrato il mio rapporto personale con il duo di Dean Garcia e Toni Halliday. Non ho ancora parlato veramente dei Curve, ma solo del perché mi piacciono.
Dean e Toni si sono conosciuti a metà degli anni 80, presentati dal David Stewart degli Eurhythmics. La formazione non è nata subito — e anche in seguito, se si guarda la discografia, appare quasi più un incidente di percorso che una vera formazione. Tre singoli nel 91, due album fino al 93 e subito sciolti. Toni ha fatto quasi più dischi da sola che con Dean.
Nel 97 la reunion, e poi 'Come Clean'. Il nostro duo è pronto ad affrontare il mondo con grinta e dedizione rinnovate. Concerti, fan club, fan page, diatribe fra gli sfegatati di Toni Halliday e quelli di Shirley Manson*.
Con il disco successivo, Toni e Dean avevano in programma di stupirci tutti con effetti speciali e colori ultravivaci. Letteralmente, vista la copertina. L'etichetta 'Estupendo' ha bocciato l'uscita dell'album 'Gift', già registrato e depositato, pronto per essere lanciato sul mercato per la gioia nostra.
Il motivo? 'L'investimento necessario per l'uscita dell'album non è giustificato.'
'Siete vecchi' si legge tra le righe.
'Non è quello che vuole la gente. Cambiate, fate altro. Non prendetevela. Panta rhei.'
La battaglia legale per riacquistare i diritti dei brani che loro stessi avevano scritto e suonato, vissuto e sudato, è stata lunga, logorante, e l'ho vissuta tutta per intero. Costretti a trasformarsi di nuovo in un gruppo emergente come potrebbe essere una formazione di compagni di classe, Toni e Dean hanno iniziato a rilasciare brani via web mentre ci informavano dei progressi delle proprie battaglie. Hanno fatto in tempo a rilasciare due album, assolutamente underground e autoprodotti, prima che il sospirato 'Gift' potesse vedere la luce nel 2002 — con un cambio di scaletta imposto: la guerra non era stata vinta per intero. Non tutti i diritti erano disponibili. Alcuni dei brani, pur scritti da loro, non avrebbero mai più potuto essere usati.
L'attività underground è andata avanti ancora per un paio d'anni dopo 'Gift', ma perfino i fan hanno mollato, il numero di siti dedicati al duo è diminuito a vista d'occhio. Li abbiamo sentiti su qualche trailer cinematografico e in CSI (era 'Hell Above Water'), in un gioco per playstation uscito solo in Giappone ('Worst Mistake'), ma niente che portasse il loro nome in bella vista — poi la notizia.
Esattamente 2 anni fa, ormai. Il 31 gennaio 2005 Toni si scusava con il pubblico per la decisione di lasciare i Curve. Sarà l'effetto dei 40 anni all'orizzonte, o sarà la disillusione di quanti sacrifici non sono stati più ricompensati negli ultimi tempi — o entrambe, chi lo sa. La scelta per me è limpida e comprensibile: mai più un gruppo musicale a tempo pieno. Forse qualche registrazione, ma d'ora in poi la musica è un passatempo.
È ancora possibile reperire dal sito ufficiale il loro ultimo brano, 'Weekend', dal ritornello caustico che ritrae impietosamente il conoscente che non vorremmo mai avere.
Io invece continuerò fino alla fine dei tempi a sentire il CD, che nel frattempo ho acquistato, di 'Doppelgänger'. Non è sempre stato facile intendermi su cosa volevo.
'Sicuro che sia un disco dei Cure?'
'Certo che no. Sono i Curve.'
'Mai sentiti.'
Ad ogni ascolto una vocina dentro di me sarà impegnata a dare una risposta a due domande eterne, mie personali. La prima è: 'Perché tutti oggi conoscono i Garbage* ma non i Curve?'
E poi: 'Perché poi bocciare Gift, in primo luogo?'

*Si può dire che i Garbage abbiano riempito il vuoto lasciato ben due volte dai Curve? Il genere è quello, il sound è quello. La somiglianza è eccezionale. Non è un caso che avessero la maggior parte dei fan in comune.

[rev. 100114]

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