11.10.06

O tempora

Musica lirica di sottofondo e una vispa anziana che si scalda la pasta precotta surgelata. Un trillo elettronico annuncia un messaggio in segreteria.
‘Ti aspettiamo’ dice una voce maschile giovanile, fuori campo. Viene dalla segreteria, si sente dalla qualità sonora ridotta.
‘Come no’ la vecchia schernisce l’ignaro giovanotto—probabilmente il figlio. ‘Per il caffè, forse.’
‘Furba, la nonna’ commenta il narratore fuori campo.
Perché è noto, passare il proprio tempo da soli ad ascoltare musica, nutrendosi di cibi precotti e surgelati, è meglio che trovarsi tutti insieme a condividere il pranzo.
‘O tempora’ dice un’altra voce fuori campo, mentre la TV si spegne. ‘O mores.’

5.10.06

Doom

Pressato come una sardina nel treno della metropolitana in ritardo, non c’è nulla da fare se non entrare seguendo la corrente e aspettare, grato che madre natura mi abbia donato una costituzione così robusta. La mano che tiene il romanzo che desideravo leggere è incastrata fra due passanti, ma la musica in cuffia mi tiene compagnia finché non saranno passate quelle sei-sette fermate prima che scendano quasi tutti.
In particolare il piccolo lettore portatile mi propina la voce malinconica quanto squillante di Johan Lanquist, cantante nel primo album dei Candlemass e poi inghiottito dal Nulla. Sopra un accompagnamento delicato di chitarra, Lanquist canta dolci parole di conforto: