5.9.06

Monotheist / Celtic Frost

Si legge “Keltic.” Volendo di può anche dire “Seltic,” ma è una pronuncia meno diffusa. Tutto questo per girare attorno al nocciolo della questione, che è: purtroppo, quando succede qualcosa di notevole nel campo della musica, me ne accorgo in ritardo.
Nondimeno, il ritorno dei Celtic Frost (la “pausa di riflessione” è durata dal 1988 al 2006) è un avvenimento davvero degno di nota. Anche a distanza di mesi non mi vergogno a metterlo in evidenza (almeno non sono arrivato con un anno di ritardo come con i Fields of the Nephilim :-P).
Per capirmi sulla portata dell’avvenimento, vorrei spendere due parole su chi e cosa erano i Celtic Frost. Nel 1984 ti salta fuori questo gruppo, che allora era ovviamente sconosciuto, che suonava in modo piuttosto lento ed ossessivo, ma anche estremamente aggressivo — un po’ come mischiare i Black Sabbath con gli Uriah Heep e gli Slayer, di cui forse qualche orecchio sparuto aveva già sentito il primo disco allucinante e coraggioso. Anche la scelta vocale di Tom Warrior, al secolo Thomas Gabriel Fischer, era più una sfuriata gutturale somigliante agli Slayer che quello che l’orecchio di allora era pronto a definire come “cantato.” Per dirla in poche parole, chiunque sentisse i Celtic Frost per la prima volta, che avesse o no già avuto occasione di stupirsi con gli Slayer o i Bathory nello stesso periodo, si sentiva in dovere di esclamare: “e questi chi caspita sono? Chi è che canta così? Che genere è?”
L’ultima domanda, quella del genere, è sempre rimasta senza risposta. Non è doom, il metal stesso gli sta stretto, non è death — con questo abbiamo praticamente esaurito le etichette che da lì al 1988 potevamo attaccare al nome di una band. Qualcuno si fece venire in mente un “gothic-metal,” che oggi ci farebbe pensare ai Nightwish, per fare un esempio. Ma la cosa ha poca importanza.
Quello che succede oggi è che, girando, mi capita l’orecchio su una di quelle colonnine di pre-ascolto che si trovano nei grandi negozi di dischi. Ascoltando questo e quel gruppo, passando da un CD all’altro, mi capita di esclamare: “e questi chi caspita sono? Chi è che canta così? Che genere è?”
Leggendo bene, sopra un faccione inquietante c’era scritto “Celtic Frost, Monotheist.” Tempo lento e ben scandito, melodie di chitarra distorta con note basse, perlopiù senza accordi. Mi rendo conto che a descriverlo così sembrano i St. Vitus (e ora mi chiederete, chi caspita sono i St. Vitus? :-P), ma anche quelli erano un altro caso più unico che raro.
Dopo diciott’anni da Cold Lake non mi aspettavo che mi capitasse di nuovo di chiedermi chi caspita osa suonare così — e infatti eccoli, sono sempre loro. Dalla Svizzera con inquietudine.

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